Parte “Deserto rosso”, la missione italiana in Niger: ma che faremo?

In realtà non si sa neanche se la missione italiana in Niger si chiamerà Deserto rosso, come era stato ventilato qualche mese fa, ma è certo che prima dell’estate partirà una nuova missione militare italiana, che andrà a supportare le truppe franco-tedesche già presenti nell’ex colonia francese. L ericognizioni, invece, partono proprio in questi giorni. La missione è passata un po’ sotto il consueto basso profilo che ormai caratterizza le missioni militari all’estero dell’Italia, frutto di una scelta politica dei governi del Pd, che da una parte non possono non fare quello che dicono gli alleati europei e dall’altra non vogliono rendere troppo evidente la partecipazione militare tricolore nei teatri caldi. Per questo la Difesa negli ultimi anni ha centellinato le presenze dei giornalisti nei teatri vari, schiacciata tra l’ipocrisia di essere politicamente corretti (come si conviene a una sinistra sedicente “pacifista”) e la realtà necessaria delle operazioni militari. Anche questo atteggiamento penalizzante per le nostre forze armate dovrà essere modificato dal governo che verrà. Intanto vediamo di capire cosa andiamo a fare nel deserto con 470 soldati e 150 veicoli. Lo ha annunciato sommessamente il premier Gentiloni l’altro giorno a Parigi, dopo il vertice con i Paesi del Sahel (convocato dal presidente francese Macron, si noti bene), badando bene a mettere in evidenza che andiamo là per addestrare le forze armate nigerine, ammettendo solo dopo che forse faremo anche qualcosa per contrastare l’invasione dei clandestini africani. “Noi abbiamo impegnato mille militari in Iraq ed è possibile che una parte di queste forze non siano più indispensabili nel prossimo periodo. Ci impegneremo seriamente, naturalmente dopo l’approvazione in Parlamento, per l’addestramento di forze che possano contribuire alla stabilità e alla lotta contro il terrorismo in Sahel”, ha detto infatti Gentiloni.  Solo in seconda battuta Gentiloni ha detto che “partiremo con un’operazione bilaterale con il Niger che naturalmente ha un interesse specifico anche per quello che riguarda i flussi migratori, perché è uno dei Paesi attraverso il flusso migratorio verso la Libia e quindi verso il Mediterraneo è più frequente. Dietro questo impegno – conclude – c’è anche quello al contrasto del traffico di esseri umani”. Contrasto al traffico di esseri umani, e non contrasto all’invasione che sta veramente stravolgendo e rovinando, forse in modo irreversibile, il nostro Paese. Successivamente il ministro della Difesa Pinotti ha specificato: “L’Isis è stato sconfitto in Siria e in Iraq (certo non dal governo italiano, ndr), Paese dove il nostro impegno è stato forte con circa 1500 militari. Lì andremo a dimezzare la nostra presenza, riducendo il contingente che coopera alla protezione della diga di Mosul“. “Il principio è che la Difesa deve intervenire su minacce che riguardano il Paese e credo che sia importante una ricollocazione delle missioni che vada a prevenire gli effetti più diretti nell’area che chiamiamo il Mediterraneo allargato. L’operazione in Niger è frutto di questa strategia, come lo sono la missione in Libano e quella per il contrasto dell’Isis in Iraq”. Va bene, ma non si è capito ancora né chi ci andrà esattamente, anche se naturalmente ci saranno incursori e carabinieri, né soprattutto chi pagherà: la commissione europea dice di avere dei fondi a disposizione, ma voi ci credete? La vera domanda però è: ci andiamo perché Macron ci ha chiesto una mano e perché la Merkel non vuol sopportare il costo – anche umano – dell’operazione? In Niger, più che di clandestini, si parla di uranio, di scandali di società francesi che lo estraggono, si parla di uno dei Paesi più poveri al mondo con un esercito piccolo, sottopagato, mal addestrato e che probabilmente chiude un occhio sulle rotte dei clandestini, quando non le aiuta fattivamente, un Paese dove la Francia fa tutto, a cominciare proprio – e qui veniamo al punto – dalla costruzione  del famoso Fort Madama, costruito, sembra, dalla Legione Straniera nel 1930 e che in ogni caso lo utilizzò per anni. Ed è il forte, che sembra davvero un set cinematografico, dove gli italiani, o almeno una parte, andranno a occupare. Si trova al nord del Niger, al confine con la Libia, ed è proprio da lì che passano armi, droghe, clandestini.