Paradisi fiscali, Bono Vox tira in ballo la superiorità morale: «Ma vi pare che io…»

Bono Vox si difende dall’accusa di aver investito nei paradisi fiscali e promette di offrire la massima trasparenza per chiarire il suo coinvolgimento nello scandalo dei cosiddetti “Paradise Papers”. «Prendo queste accuse molto sul serio. Sono accuse che colpiscono profondamente me e tutto ciò che rappresento», ha detto il 57enne cantante degli U2.

Dall’impegno ai paradisi fiscali

L’autodifesa è comparsa sul quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, che ha avuto accesso alla documentazione che ha attivato gli allarmi sull’evasione su scala globale. Bono ha difeso la sua innocenza in una intervista. «Per me è importante che i nostri fan sappiano che se ci fossero cose che non sono state ben fatte, mi infastidirebbero almeno quanto infastidiscono loro», ha detto l’artista irlandese che, oltre che per la sua musica, è noto per le sue iniziative umanitarie. Per anni, Bono ha sostenuto la lotta contro l’Aids e la fame in Africa, la difesa dei diritti umani, un commercio più equo e la cancellazione del debito nel Terzo mondo. Questo è il motivo per cui il suo coinvolgimento nello scandalo dell’evasione fiscale lo ha portato al centro delle critiche e delle accuse di essere «ipocrita».

Bono Vox e la rivendicazione di una “superiorità morale”

«Capisco che l’opinione pubblica si aspetta da me un grande senso della morale e che ha reagito con irritazione alla pubblicazione di tali investimenti immobiliari e alla comparsa del mio nome nei “Paradise Papers”. Io stesso ho contribuito a stabilire questi standard elevati (di morale)», ha rivendicato, aggiungendo che «purtroppo è stata ingenerata l’impressione che fossi stato sorpreso a fare qualcosa di illegale». Il cantante si è detto poi convinto che, una volta completate le indagini, probabilmente entro un mese, tutto sarà chiaro e procederà alla pubblicazione «per intero» dei risultati. Insieme a Bono, nell’inchiesta sui paradisi fiscali pubblicata lo scorso ottobre, vengono citati molti politici e personalità di tutto il mondo che sono accusati di usare “trucchi” legali per evitare il pagamento di numerose tasse. Compaiono, tra gli altri, i nomi di 14 consiglieri, contribuenti e membri del gabinetto del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump; una persona di fiducia del primo ministro canadese, Justin Trudeau; aziende come Nike o Apple; la regina Elisabetta per i suoi investimenti nelle Isole Cayman; il presidente colombiano Juan Manuel Santos; il ministro delle finanze argentino, Luis Caputo, e due ministri del governo brasiliano di Michel Temer.