Omicidio di Andrea La Rosa: un delitto efferato, pianificato nei minimi dettagli

Una vita distrutta, la cui fine è stata architettata nei dettagli, e un corpo su cui i due assassini hanno infierito con malvagità e sfregio, fino all’ultimo quando, due sere fa, è stato ritrovato dai carabinieri all’interno di un bidone nascosto nel bagagliaio di un’auto. Suq eul che restava dal cadavere, è stato ritrovato del liquido corrosivo, hanno spiegato gli investigatori, che infatti indicano «corrosione sulle falangi e sui capi di abbigliamento». Insomma, un delitto, quello dell’ex calciatore e allenatore Andrea La Rosa, definito dagli inquirenti un «omicidio pianificato nei dettagli» dai due assassini, madre e figlio, arrestati oggi. Allo stato delle indagini, due le persone indagate – Antonietta Biancaniello, 59 anni, e il figlio 35enne, Raffaele Russo – sono state sottoposte a fermo perché indiziate di concorso in omicidio e soppressione di cadavere.

Omicidio La Rosa, un delitto pianificato nei dettagli

I suoi assassini volevano proprio disintegrarlo quel cadavere, far sparire quel che restava del povero Andrea, completamente: e infatti, quando sono stati intercettati e fermati, i due killer stavano provando ad occultarlo una volta per tutte, dopo aver provato a scioglierlo nell’acido. Non a caso, «Quella che inizialmente veniva denunciata come scomparsa da subito appariva qualcosa di diverso a causa di una serie di indizi», ha spiegato il pm che ha disposto il fermo, Eugenio Fusco, caratterizzando un’indagine, come quella in corso, per cui «da subito si è ipotizzato l’omicidio piuttosto che la scomparsa volontaria; dunque immediate sono partite le ricerche non solo di La Rosa, ma anche dei responsabili». La vittima, infatti, aveva condiviso la notizia dell’incontro che avrebbe avuto di lì a poco con i due, Rullo e la madre, con il suo circuito relazionale, in particolare con la fidanzata e con un compagno della squadra di calcio. «Non sappiamo se per scherzo o se perché preoccupato», hanno precisato gli investigatori, ma aveva diffuso la notizia di quell’appuntamento che, a posteriori sappiamo, gli sarebbe stato fatale. Lo scopo era consegnare 8000 euro che si aggiungevano ai 30.000 euro precedentemente prestati sempre a Rullo. Dunque, uccidere Andrea e non dovere più restituire nemmeno i 30.000 euro del prestito precedente «può essere un buon movente» hanno spiegato gli investigatori. Più difficile, semmai, capire la motivazione alla base del prestito. «La Rosa ha prestato denaro anche ad altri conoscenti. Non ci risulta che per lui fosse un’attività di lucro. Forse – ipotizzano – si trattava soltanto di una persona gentile nei confronti di altre che avevano necessità. Non ha dato mai soldi a persone con le quali non aveva relazioni». Allo stato delle indagini, dunque, La Rosa avrebbe semplicemente prestato soldi ad un amico, e del resto, non ci sono evidenze che il rapporto tra i due fosse conflittuale.

Le tappe del giallo, cominciato con una scomparsa

Le tracce di La Rosa si perdono dal momento in cui mette piede nella casa di Milano, dove vivono Rullo e la madre. Siamo al 15 di novembre. I militari che investigano sul caso si insospettiscono «per il tenore di un sms che parte dal cellulare di La Rosa il 15 novembre». La sensazione è che «a scriverlo non fosse stato lui, ma qualcun altro»; peraltro, proprio da quel giorno il telefono verrà spento e non verrà mai più riacceso. L’idea da cui muovono i carabinieri è dunque che «a scrivere il messaggio fosse stato l’assassino di La Rosa». Da allora «Russo è stato sentito più volte come persona informata sui fatti. Ha fornito indicazioni poi smentite dalle indagini». Insomma, hanno fatto sapere gli inquirenti, era «chiara l’idea che ci stesse nascondendo qualcosa: in noi si faceva strada convinzione che fosse autore omicidio». La svolta, poi, «nei giorni scorsi», quando viene «colta una impercettibile conversazione» ambientale, «che ci ha fatto intuire – spiegano sempre gli inquirenti – che stessero per spostare qualcosa di ingombrante che poteva anche emettere cattivo odore e dunque c’era necessità di reperire del materiale da un certo sito». Così «abbiamo potuto assistere al momento in cui la donna si è fatta aiutare» da una persona del tutto ignara «a caricare nel bagagliaio di un’autovettura un bidone che era coperto. L’auto, alla cui guida c’era la donna, è stata seguita sulla provinciale Milano-Meda» e poi fermata nel corso di un normale controllo. «La donna ha riferito che stava trasportando del gasolio, senza tradire alcuna emozione: eppure nella sua auto stava trasportando il cadavere di un uomo, forse di un amico.