Nichi Vendola non si candida più: «Tobia è la mia politica. Sarò padre e marito»

Sono passati i tempi della militanza di piazza e delle rivendicazioni sociali. Basta indossare eschimo, kefiah e la ormai logora divisa d’ordinanza dei compagni anni Settanta: molto più comode le vesti radical chic – rigorosamente dem – del papà e marito omosessuale, tanto da meritarsi un bel servizio su Vanity Fair in cui il “paparino” modello e casalingo a tempo pieno, tutt’altro che disperato, è niente poco di meno che Nichi Vendola, comunista e condottiero Lgbt convinto, annuncia a chiare lettere di non volersi ricandidare: «Mio figlio Tobia la mia politica»

Nichi Vendola, nessuna nostalgia per il Transatlantico

Ex presidente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, ex presidente della Regione Puglia; ex indomito alfiere dei diritti Lgbt ed ex single impenitente, cambia casacca e annuncia: «La mia politica? Si chiama Tobia»: nessuna nostalgia per il Transatlantico; nessun ripensamento  Nichi Vendola conferma che alla XVIII legislatura non sarà in Parlamento, perché non si ricandiderà alle elezioni. Contrordine compagni: e se solo i primi di novembre in un’intervista a Telenorba, a suon di anacoluti e supercazzole – e forse in un attimo di smarrimento da pannolini e pappette – aveva ribadito che, «vista la situazione subdola e silente in cui mi sono sentito estromesso, separato dalla ragion di Stato per curare le superiori ragioni del cuore, avverto il dovere di salire di nuovo nelle stanze della politica, per non lasciare la sinistra sola e sottomessa come una Cenerentola senza il suo faro», oggi Nichi cambia nuovamente idea a annuncia più stringenti ambizioni: quelle ad essere padre e marito e – aggiungiamo a noi – a incarnare il cliché vivente dell’ex politico annoiato dai giochetti parlamentari e decisamente più stimolato dall’idea di potersi crescere il piccolo nato da una madre surrogata e, nel frattempo, scrivere poesie e – perché no? – se l’estro e il contratto arrivano, anche un soggetto per la tv.

«Sarò solo padre e marito»…

Un po’ come gli influenzer tanto in voga sul web che dopo qualche anno passato a convincere gli internauti a indossare quella o quell’altra griffe, scelgono poi di promuovere una loro linea di intimo o di costumi da bagno, stanco di sbandierare principi e strategie d’antan, Vendola sceglie di raccontarsi in prima persona, tra una ninna nanna e una poesia, una festicciola per bambini e un copione tv. «Sono rimasto curioso e inquieto – racconta allora in un’intervista a Vanity Fair – sto scrivendo un libro di poesie e un soggetto per la tv. Ma sono rimasto un totus politicus», si affretta a correggere il tiro. Ovvero «uno che fa politica per strada, qui al mio partito, dispensando consigli ai più giovani come un vecchio “saggio”. Non ho alcuna intenzione di ritornare in Parlamento, grazie a Dio non soffro la sindrome dell’astinenza da Transatlantico. Per fare politica non è mica obbligatorio stare nelle istituzioni o nei talk show», (un po’ come per dettare legge in materia di moda e modaioli non occorre sfilare in passerella)… E allora, giù di recriminazioni social e di polemica mediatica, ai chiassosi salotti politici della tv, Vendola dichiara di preferire nettamente l’intrattenimento. «Non li guardo più. Capisco più della realtà italiana guardando uno scambio di opinioni tra Mara Maionchi e Fedez a X Factor, che l’ennesimo dibattito tra politicanti».

Ecco le pagelle date ai suoi ex colleghi

Quindi, convinto assertore del fatto che, «appoggiare Liberi e Uguali è stata per Sinistra Italiana una scelta saggia», anche perché adottata con «la coscienza che piegare il Pd renziano a sinistra è cosa quasi contronatura», l’intervista va avanti con una serie di definizioni utilizzate per connotare i vari leader politici, a cominciare proprio da Renzi: «Un Gianburrasca al potere, capace di una parabola folgorante: partito col mito dell’auto-sufficienza e arrivato all’obiettivo dell’auto-insufficienza»; Pietro Grasso? «L’incarnazione di quella Sicilia di cui t’innamori per sempre». Il suo alleato Bersani: «Una bella persona, dotata di un lessico che a tratti ricorda il calendario di Frate Indovino». Luigi Di Maio, «un sorriso imbalsamato, un homo novus che ossequia poteri vecchi. Una specie di Robespierre che corteggia Maria Antonietta». E di lui stesso, cosa dice? “Una persona vera, spesso in guerra con il suo personaggio. E oggi, più prosaicamente, un padre e un marito». In attesa di altre pagelle, insomma, dà i voti a ex commilitoni e avversari politici: e si auto-promuove a pieni voti, prima di cambiare indirizzo di studio…