Minorenne rifiutò la chemio e morì di tumore: prosciolti i genitori

Non fu colpa loro, anche se nulla vollero o riuscirono a fare, se non assistere impotenti alla fine della propria figlia. “Prosciolti perché il fatto non costituisce reato”, è stata la decisione della magistratura per i genitori di Eleonora Bottaro, la ragazza diciottenne di Bagnoli, ne Padovano, uccisa da una leucemia che non voleva curare con la chemioterapia. Il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio: riteneva che i genitori avessero convinto la figlia, che quando si è ammalata era ancora minorenne, a non sottoporsi alla chemioterapia, e avrebbero anche cercato cure alternative rivolgendosi a una clinica in Svizzera. Per il giudice, invece, i genitori avrebbero agito in buona fede e il reato di omicidio colposo non è stato riconosciuto. Eleonora era stata colpita dalla malattia ancora diciassettenne. E’ stato affermato il principio che la chemioterapia è un trattamento che non può essere imposto.

La ragazza, residente a Bagnoli (Padova), studentessa dell’istituto agrario, era stata colpita dalla malattia all’inizio di quest’anno. I medici avevano consigliato cicli di chemioterapia, ma i genitori si erano rifiutati ed avevano firmato le dimissioni dall’ospedale della figlia, all’epoca minorenne. L’Usl aveva segnalato il caso al Tribunale dei minori, che aveva decretato la decadenza della patria potestà genitoriale, affidando la giovane alla tutela di un medico.