Minniti prima lancia l’allarme terrorismo tra i migranti, poi si tira indietro

I confini della Libia sono cruciali anche per l’antiterrorismo: torna a dirlo ancora una volta il ministro dell’Interno Marco Minniti parlando di foreign fighters e del rischio – sempre più concreto – di una loro mimetizzazione tra i migranti in continuo arrivo sulle nostre coste.

Minniti, è reale il rischio di terroristi tra i migranti

O meglio: l’ipotesi che i foreign fighters affluiti da circa «100 Paesi» per combattere con lo Stato Islamico in Siria e Iraq, dopo la sconfitta militare, tentino di ritornare a casa, anche in Europa, «incrociando i flussi migratori» non può essere scartata. Per questo il controllo dei confini meridionali della Libia e dei transiti lungo la rotta del Mediterraneo Centrale è «cruciale», ribadisce il titolare del Viminale, anche per il contrasto al terrorismo. In realtà la denuncia del rischio di infiltrazioni terroristiche in entrata o in uscita dall’Italia è un argomento di vecchia data, sempre attuale, mai smentito ufficialmente e tornato ad evocare i suoi spettri anche oggi durante un convegno sull’inclusione finanziaria dei migranti, organizzato nella sede del Parlamento Europeo a Bruxelles. Del resto, già poco più di una settimana fa, sempre il ministro aveva detto – questa volta intervenendo nell’Aula di Montecitorio nel corso del seminario su difesa e sicurezza organizzato dall’Assemblea Parlamentare della Nato – «il rischio è reale». Reale e concretizzatosi nell’ultima fase migratoria se, solo recentemente, Minniti sosteneva che «se lo scorso anno qualcuno mi avesse chiesto se era possibile che una minaccia organizzata di Daesh poteva utilizzare i flussi migratori per minacciare l’Europa, avrei risposto di no». Ora però, a fronte della sconfitta sul campo dei miliziani jihadisti in Siria come in Iraq, costretti alla ritirata e in diaspora dopo la riconquista da parte della autorità centrali delle città-presidio degli uomini del Califfato. Una situazione fuori controllo che ha confermato anche l’ingovernabilità – nei punti di partenza libici, come negli hotspot di casa nostra – dei flussi incontrollati di migranti al cui interno – e Minniti lo ha confermato ancora una volta oggi – possano unirsi per mimetizzarsi terroristi e foreign fighters di ritorno. Un rischio reale. E quotidiano…

Minniti, l’accoglienza limitata nelle possibilità d’integrazione?

Evidente allora che non ci si possa aspettare altra pazienza e altro spirito di collaborazione da un Paese che si sente invaso, allo stremo delle forze e delle sue possibilità e non da ieri, oltre che in crisi endemica e che, al dubbio sugli approdi pericolosi, deve anche sopportare il continuo invito all’integrazione come conditio sine qua non per l’accoglienza, invito peraltro rispedito al mittente per primi proprio dagli immigrati che ospitiamo. Eppure: «C’è rapporto tra mancata integrazione e terrorismo» ha ribadito ancora poco fa il ministro Minniti; e ancora: «L’accoglienza ha un limite oggettivo nelle possibilità di integrazione». Un Paese che pensa solo all’accoglienza, e non a integrare i nuovi arrivati, è «poco attento» al suo futuro. Ma beccarci la ramanzina rifilandoci il solito sermone dopo il danno e la beffa non è un po’ troppo?