Micciché eletto presidente dell’Ars dice: non inseguirò la demagogia

Dopo due fumate nere è stato eletto presidente dell’Ars, con 39 voti,  Gianfranco Micciché, che mentre era ancora in corso lo spoglio è andato ad abbracciare il Presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci. Al secondo posto Margherita La Rocca Ruvolo (Udc) ha ottenuto 20 voti, sette a Nello Di Pasquale del Pd, un voto a Sergio Tancredi del M5S e uno a Claudio Fava de ‘I Cento passi’.

“Io non inseguirò la demagogia, lo dico a tutti. Certamente dovremo continuare a eliminare gli sprechi e risparmiare quanto più possibile, ma cercherò, nei limiti del possibile, di non farlo a danno del funzionamento dell’Ars perché non considero positivo risparmiare 100 se porta a un danno di 200”, queste le prime parole pronunciate da Micciché, il quale non intende dunque seguire la strada dei tagli alle spese del Parlamento siciliano. Ha poi accennato al caso Dell’Utri dicendo che esso manifesta una “cattiveria infinita”.

Micciché sale così per la seconda volta sullo scranno più alto di Sala d’Ercole. Ha avuto quattro voti in più di quelli della sua maggioranza (quattro provenienti da Pd e Sicilia futura). Il M5s ha votato compattamente il capogruppo Udc Margherita La Rocca Ruvolo. Micciché ha avuto quattro voti in più della sua maggioranza, oggi presente con 35 deputati. Gli 11 deputati del Pd non hanno votato in modo compatto, solo sette i voti dati a Nello Di Pasquale (Pd) mentre in 4 non hanno rispettato il patto. Alcuni voti del Pd sono dunque andati al neopresidente Micciché.