L’Istat “fotografa” l’Italia diseguale: 3 persone su 10 a rischio povertà

mercoledì 6 dicembre 12:50 - DI Valerio Falerni

C’è una luce in fondo al tunnel della crisi, ma non per tutti. Anzi per pochi, il quinto più ricco della popolazione per essere precisi che vede aumentare il proprio reddito. Per gli altri, invece, soprattutto se residenti nel Mezzogiorno, non si allontana lo spettro della povertà o dell’esclusione sociale. È la “fotografia” scattata dall’Istat sulle condizioni di vita degli italiani.

Luce in fondo al tunnel solo per 1/5 della popolazione

A destare allarme è soprattutto l’incremento (+ 1,3 per cento sull’anno precedente) del numero di connazionali a rischio povertà o esclusione sociale che – riferisce l’Istat relativamente al 2016 – è pari al 30 per cento della popolazione. Una percentuale altissima che addirittura s’impenna nel Sud (46,9, quasi una persona su due), ma che si presenta più alta rispetto al 2015 anche al Nord-Ovest (21 per cento da 18,5) e nel Nord-Est (17, 1 da 15,9). Stessa musica nel Centro dove è un quarto della popolazione (25,1 per cento) a versare in tale condizione. Sono numeri terrificanti, addirittura da «da Terzo Mondo», secondo il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona. «Fino a che il 30 per cento degli italiani è rischio povertà o esclusione sociale – ha aggiunto il responsabile dell’Unc -è evidente che i consumi delle famiglie non potranno mai veramente decollare e si resterà intorno all’1 virgola».

L’stat: al Sud a rischio povertà un residente su due

Nel dettaglio, dall’analisi dell’Istat emerge che aumentano sia l’incidenza di individui a rischio di povertà (20,6, dal 19,9) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (12,1 da 11,5), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (12,8, da 11,7).Le famiglie con cinque o più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7 per cento come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime sale al 34,9 per cento dal 31,6, per le seconde al 25,2 per cento dal 22,4). Significa che anche la certezza in base alla quale la scelta di mettere al mondo pochi figli (o addirittura nessuno) possa fungere da antidoto contro la povertà rischia di rivelarsi una semplice illusione.

 

 

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