Le casette dei terremotati? Fredde, instabili e con i topi. Grazie a Renzi e Gentiloni

L’inverno si avvicina, il freddo avanza e in quelle zone, devastate un anno e mezzo fa dal terremoto, per molte persone l’unico rifugio possibile sono le casette prefabbricate che il governo, prima quello di Renzi poi quello di Gentiloni, con molta fatica e tanti ritardi è riuscito a far istallare nelle zone dell’Abruzzo. Peccato, però, che i problemi siano tanti e molti strutturalmente irrisolvibili.

Qualche esempio: in tutti i moduli è proibita l’installazione di stufe e camini. Questo nonostante, in caso di assenza di energia elettrica per guasti o black out, le caldaie, alimentate elettricamente, non potranno garantire il corretto riscaldamento. Non sono infatti previsti gruppi elettrogeni. Un altro punto critico riguarda le porte di casa delle casette, che si aprono verso l’esterno e non verso l’interno. E in una zona dove le nevicate sono all’ordine del giorno nei mesi invernali questo significherà restare bloccati in casa in caso di forte nevicata. Vietato anche chiudere verande e pensiline perché possono divenire fondamentale elemento di protezione dalle avverse condizioni climatiche.

Molti di questi moduli abitativi, sia ad Amatrice che ad Accumoli, presentano poi grossi problemi di infiltrazione d’acqua piovana e di perdite dalla rete idrica e di riscaldamento. Da qui la necessità di avere un impianto  perfettamente funzionante, che però, per essere attivato e non bloccarsi col calo delle temperature, necessita di liquido antigelo, che però da Regolamento non è previsto ed è a carico dei terremotati. Da mesi, pii, gli occupanti delle casette segnalano la presenza di topo nelle abitazioni, ratti che entrano attraverso lo scarico delle cucine, bucando il materiale di isolamento delle condutture idriche. Infine le scosse, non quelle di terrenoto, ma delle lavatrici, visto che l’elasticità strutturale dei fabbricati provoca vibrazioni che ricordano il terremoto. Proprio a loro, i terremotati.