La Corea del Nord fa sempre più paura: i missili di Kim possono colpire i voli di linea

5 Dic 2017 13:21 - di Redazione

Dopo il lancio dell’Hwasong-15 effettuato da Pyongyang, cresce la preoccupazione per le conseguenze che i test di Kim Jong-un potrebbero avere sull’aviazione civile. Quante possibilità ci sono, insomma, che un missile possa sfiorare un aereo carico di passeggeri? Esiste una reale minaccia che un volo di linea venga abbattuto da un razzo nordcoreano? Se il sito Flight Service Bureau qualche mese fa avvertiva che il rischio di un incidente nei cieli asiatici potrebbe diventare concreto, per gli analisti l’ipotesi è remota. Vediamo perché.

L’ipotesi detriti

Rispetto al 2016, scrive il Flight Service Bureau, la strategia della Corea del Nord non è cambiata. Da un anno lo spazio aereo di Pyongyang viene evitato scrupolosamente dalle compagnie aeree, che per i viaggi tra Giappone e Occidente preferiscono volare lontano dalla Corea del Nord. Finora, le probabilità che un missile potesse colpire un Boeing o un Airbus sembravano minime. Eppure, la situazione è cambiata repentinamente negli ultimi mesi. A luglio il regno eremita ha testato due missili Hwasong-14 Intercontinental. Si tratta di missili più grandi e con una gittata maggiore rispetto a quelli lanciati in precedenza, ed entrambi sono atterrati nel Mar del Giappone. Uno dei due non è rientrato intatto nell’atmosfera, facendo sì che alcuni frammenti e detriti passassero attraverso lo spazio aereo giapponese. Ed è in quest’area che nell’ultimo anno sono finiti diversi missili nordcoreani. Oggetti che possono raggiungere centinaia di km chilometri di altitudine prima di piombare in mare, come quello lanciato il 29 novembre, che ha volato a un’altezza di 4.475 chilometri (i jet commerciali, di solito, volano a circa 9mila-12mila metri).

Le compagnie aeree

Per le rotte che interessano le grandi compagnie aeree, quindi, non dovrebbero esserci grossi rischi. «Le aree dei test missilistici della Corea del Nord non interferiscono in alcun modo» con i voli, avevano fatto sapere ad agosto da Air France. «Air France analizza costantemente le zone potenzialmente pericolose – scriveva la compagnia in una nota – e adatta i propri piani di volo di conseguenza». Tuttavia, che i missili nordcoreani rappresentino una potenziale minaccia per l’aviazione civile non è una novità. Dopo il test del 4 luglio scorso, il portavoce del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, Jeff Davis, ha ammesso che «il missile è volato in uno spazio aereo occupato dagli aerei commerciali». E la minaccia si è riaffacciata dopo l’allarme della Cathay Pacific.

«Una possibilità su un miliardo»

Secondo quanto riferito alla Cnn dall’analista di sicurezza del settore dell’aviazione David Soucie, però, non ci sarebbe nulla da temere. Le possibilità che un missile colpisca un aereo sono “una su un miliardo”. Al tempo stesso, c’è da considerare il fatto che la regolarità dei lanci del regime miliare sono aumentati considerevolmente negli ultimi anni. Se nel 2012 Kim Jong-un ha lanciato appena 2 missili, nel 2013 questi sono diventati 6 e 19 nel 2014. L’anno scorso sono ne stati sparati 24 e da gennaio 2017 se ne contano già una ventina, compresi quelli a lungo raggio.

Precedenti e incognite

Inoltre, c’è un precedente da non sottovalutare. L’incidente che si verificò il 14 luglio 2014, quando il volo della Malaysia Airlines MH17 con a bordo quasi 300 persone venne abbattuto proprio da un missile sparato dal confine tra Russia e Ucraina. L’incognita, secondo Flight Service Bureau, è cercare di capire se esiste il rischio che frammenti o detriti dei missili di Pyongyang attraversino lo spazio aereo nel quale si muovono i voli civili. Quello che ha sorvolato l’isola di Hokkaido, ad esempio, si è frantumato in tre pezzi cadendo nel Pacifico a 1.180 chilometri ad est dell’isola settentrionale giapponese. Se un razzo nordcoreano si avvicinasse a un jet commerciale, «è probabile che non riusciremmo a rilevarlo come faremmo invece con un aereo – ha spiegato qualche mese fa alla Cnn un pilota di Hong Kong – Non saprei neanche che si sta avvicinando. La questione – ha sottolineato il pilota – è che la Corea del Nord sta sparando missili fuori dalla sua giurisdizione e questa è una grande minaccia». Fino al 2014 Pyongyang era solita avvertire l’Icao, (International Civil Aviation Organization), l’ente dell’aviazione civile che fa capo all’Onu, dei test che si preparava ad effettuare. Prassi che da tre anni ha smesso di rispettare, lasciando di fatto l’ente e le agenzie statali all’oscuro delle proprie manovre. Non tutti i lanci di Kim Jong-un, inoltre, vengono rilevati dai Paesi vicini alla Corea del Nord o dallo Us Stratcom, uno dei dieci centri di comando congiunti del dipartimento della difesa statunitense. Il missile così vola per circa 35 minuti prima di rientrare. Anche con una rilevazione immediata, quindi, è improbabile che i radar di controllo giapponesi possano dare l’allarme in tempo ai velivoli che si trovano nella zona.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *