Italiani rancorosi: il Censis fotografa un Paese che non crede nel futuro

L’Italia sta abdicando rispetto al suo futuro che è di fatto “rimasto incollato al presente”. E, mancando di “un ordine sistemico, la società italiana ha compiuto uno sviluppo senza espansione economica”. Il blocco della mobilità sociale ha finito col determinare rancore e antipolitica. E’ il quadro delineato dal Censis nella Considerazione generale del 51° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2017 che l’Istituto ha pubblicato oggi. Ecco i punti principali toccati dal rapporto Censis.

Turismo da record

Turismo da record, tra piattaforme digitali e poliedricità dell’offerta. L’Italia “è sempre più attrattiva per il turismo domestico e internazionale”. Nel 2016, riferisce l’Istituto, gli arrivi complessivi hanno sfiorato i 117 milioni e le presenze i 403 milioni, con una componente dei visitatori stranieri attestata al 49% del totale. Nel primo semestre del 2017, aggiunge il Censis, gli arrivi crescono di un ulteriore 4,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e le presenze del 5,3%: in soli sei mesi abbiamo avuto 2,7 milioni di visitatori in più, con oltre 10 milioni di pernottamenti aggiuntivi.

Italiani rancorosi

Risentimento e nostalgia si riflettono pesantemente sulla domanda politica. E l’onda di sfiducia non perdona nessuno: l’84% degli italiani non ha fiducia nei partiti politici, il 78% nel Governo, il 76% nel Parlamento, il 70% nelle istituzioni locali, Regioni e Comuni. Il 60% è insoddisfatto di come funziona la democrazia nel nostro Paese, il 64% è convinto che la voce del cittadino non conti nulla, il 75% giudica negativamente la fornitura dei servizi pubblici.

L’esodo dei laureati

Ombre e luci nel rapporto tra i giovani laureati italiani e il mondo del lavoro: il tasso di disoccupazione 2016 dei laureati 25-34enni è infatti pari al 15,3% ma a un anno dalla laurea risulta occupato il 68,2% dei laureati triennali, il 70,8% dei laureati magistrali biennali e l’80% dopo 5 anni, anche se l’effetto scoraggiamento ne travolge il 5,6% che, pur in possesso di un titolo terziario, non studiano né lavorano.  A fare la differenza in busta paga, invece, è l’assunzione all’estero alla quale si dice pronto quasi il 50% dei laureati italiani. La retribuzione mensile netta di un laureato a un anno dalla laurea, infatti, stima il Censis rielaborando dati Istat, Almalaurea e Unioncamere, si aggira sui 1.124 euro mentre oltre confine l’assegno sale a 1.656 euro. Profonda invece la differenza tra la busta paga di un laureato magistrale che lavori in Italia o all’estero: i 1344 euro corrisposti per una assunzione nei confini nazionali si devono confrontare con i 2.200 euro corrisposti all’estero. Se si parla di ingegneri, poi, la differenza si fa pesante: 1.614 euro contro i 2.619 all’estero.

La difficoltà delle famiglie

Stabile la fiducia delle famiglie, migliora la capacità di spesa ma permangono “croniche difficoltà”. Nel dicembre 2016 il clima complessivo di fiducia delle famiglie verso il futuro risulta stabile rispetto al 2015, scrive il Censis: gli ottimisti sfiorano il 40% del totale, con circa 10 punti percentuali in più rispetto al 2013. In leggera risalita i pessimisti (dal 22,4% del 2015 al 23,2% del 2016), che erano comunque il 37% nel 2013. Certamente il numero di famiglie che nel 2016 ha aumentato la propria capacità di spesa rispetto al 2015 è decisamente superiore a quella delle famiglie che l’hanno ridotta.

Milano la città con il maggior numero di reati

E’ Milano la città italiana che sopporta il più forte ‘peso criminale’ ovvero il numero di reati più numeroso in rapporto alla popolazione residente. Il capoluogo lombardo segna 7,4 reati ogni 100 abitanti, seguito nell’ordine da Rimini con 7,2 Bologna con 6,6 e Torino con 6,0. Per quanto riguarda invece il numero totale dei reati denunciati in testa alla graduatoria si trova di nuovo Milano con 237.365 reati seguita da Roma con 228.856, Torino con 136.384 e Napoli con 136.043, dati comunque tutti in diminuzione.

Le famiglie povere

Sono oltre 1,6 milioni le famiglie che nel 2016 sono in condizioni di povertà assoluta, con un boom del +96,7% rispetto al periodo pre-crisi. Gli individui in povertà assoluta sono 4,7 milioni, con un incremento del 165% rispetto al 2007. Tali dinamiche incrementali hanno coinvolto tutte le aree geografiche, con un’intensità maggiore al Centro (+126%) e al Sud (+100%).