IsiameD, Augello: «violate due direttive comunitarie, il Pd gioca alle 3 carte»

Lo definisce come il classico gioco delle tre carte da parte del Pd per fare una marchetta ai verdiniani e ottenere il loro voto. E annota che quell’emendamento, voluto dai senatori verdiniani di Ala ma passato grazie alla complicità del Partito Democratico, viola ben due direttive comunitarie. Per questo stamattina il senatore Andrea Augello si è presentato assieme al collega Gaetano Quagliariello all’Anac, l’Autorità Anticorruzione presieduta dal magistrato Cantone che sorveglia gli appalti pubblici, per presentare un esposto sull’ormai famigerato emendamento alla legge di stabilità che ha consegnato tre milioni di euro alla IsiameD presieduta dall’ex-democristiano, ex-esponente della Margherita ed ex-ministro del governo D’Alema I, Gian Guido Folloni.

Ora che è esplosa la polemica, soprattutto sui Social, per quei 3 milioni di euro regalati sottobanco dal Pd agli amici di IsiameD, sembra che l’emendamento sia figlio di nessuno. Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, sentito dall’Agi che ha tirato fuori la magagna, è caduto dalle nuvole. E ha giurato di non saperne nulla di quei soldi all’IsiameD. Così come il premier Gentiloni. Uno scaricabarile un po ridicolo che non convince proprio Augello e Quagliariello.

«Sinceramente ci pare poco credibile e ingeneroso il tentativo del ministro Calenda e del presidente Gentiloni di scaricare sul viceministro Morando, che su quell’emendamento ha dato parere favorevole, l’intera responsabilità di una norma impresentabile accettata dall’esecutivo per motivi inconfessabili. Morando è una persona seria – assicurano Augello e Quagliariello – e non avrebbe mai avallato un emendamento che viola due direttive comunitarie e il relativo decreto di recepimento se non ci fosse stata una “ragion di Stato“». Che, Augello e Quagliarello identificano «in una poco presentabile caccia al voto verdiniano per far passare la manovra». Di qui il regalo all’IsiameD.

«E’ sorprendente, in particolare – osservano Augello e Quagliariello -, che il presidente Gentiloni cada dalle nuvole: in quei giorni tutti i giornali parlavano di una lunga lista di desiderata dei parlamentari di Ala, definendoli, senza mezzi termini, come “marchette”».

«Nella stessa Commissione Bilancio – ricorda Augello – l’opposizione aveva evidenziato il preoccupante fenomeno, ma la verità è che il governo era a caccia di voti e non andava troppo per il sottile».

«Il ministro Calenda, nel tentativo di distinguersi, sta sfidando il ridicolo – lo punge Augello – immaginiamo la curiosità con cui in sede europea leggeranno di un ministro che si pone il problema della legittimità di una norma approvata nel contesto di un provvedimento su cui si è richiesta più volte la fiducia. Sul piano clinico potrebbe trattarsi di un disturbo della personalità, sul piano politico la cosa è più conosciuta come gioco delle tre carte. Ci auguriamo che l’Anac si pronunci al più presto sul nostro esposto mettendo fine – concludono i due senatori – a una vicenda nel complesso poco presentabile».