«Io, abusato da un cantante famoso a 16 anni»: la denuncia alle Iene (video)

Un servizio quello di Veronica Ruggeri a Le Iene che ha sconvolto gran parte del pubblico a casa. “Quando avevo 16 anni sono stato abusato da un cantante famoso“. Inzia così il racconto di Matteo alle Iene, che ora di anni ne ha 38 e la sua vista è stata segnata per sempre da quella violenza. A “Le Iene” è stato mandato in onda un servizio drammatico, ancora una storia di abusi da parte di un famoso cantante italiano.

L’uomo ha raccontato a “Le Iene” che quando aveva 16 anni e lavorava come cameriere in un hotel – che in quel periodo ospitava parecchi personaggi famosi, tra cantanti e attori, tutti lì per partecipare ad un evento, tra luglio e agosto – avrebbe subito  un rapport da parte di un cantante che, a detta di chi ha realizzato il servizio, “è un volto noto della musica”, anzi “davvero famosissimo”. Ora  – in seguito anche all’esempio delle donne che hanno avuto il coraggio di raccontare gli abusi nel mondo del cinema – ha deciso di parlare. Anche per farsi un po’ di forza: “Non devo avere più paura di ascoltare una sua canzone.”. I dubbi su questo racconto sono molti e in tempi di fake news le possibilità che la storia sia inventata ci sono. Comunque sia, Le iene, per comprendere le reali intenzioni di Matteo, hanno chiesto la consulenza di  Angelo Zappalà, psicologo e criminologo: “Nei casi di abusi sessuali non sempre si sa cosa è successo e se è successo“. Quindi bisogna prendere tutto con le pinze, attenersi a i fatti e alle smentite, se ci saranno.

L’intervista e i dubbi

Durante l’intervista, Le Iene hanno usato la strategia consigliata dallo psicologo: prima domande vaghe e poi quelle sul presunto abuso: “C’era una persona famosa che più volte ha chiesto il servizio in camera e, più volte, ha cercato di avere un approccio per parlare, ma la scuola ti insegna che devi essere molto distaccato“. Ma è dopo aver portato tre o quattro caffè che il giovane sarebbe stato abusato: “Sediamoci sul letto’. Lui era in piedi e mi ha messo la mano sopra la spalla. Mi ha accarezzato la schiena, poi la spalla e la coscia e infine i pantaloni“. Il racconto è crudo, termina così: “Mi sono sentito vuoto e perso”, ha raccontato piangendo. La sofferenza per questo abuso se l’è potato dietro a  lungo, come i ricordi, che sono tutt’ora netti: «Era la stanza 334. Appena entri sulla destra c’è il bagno, sulla tua sinistra un comodino lunghissimo, poi fai quattro passi e trovi un letto matrimoniale e due poltrone. I divani erano color senape molto chiaro“. Qui iniziano i dubbi, perché la camera 334 però, secondo il direttore dell’albergo, non esiste, leggiamo nella ricostruzione del Giornale. «Non è mai esistita. Le stanze arrivano infatti fino alla 326. Un attimo di confusione? Eppure il 38enne lì ha lavorato, come testimonia il suo libretto di lavoro.