Ilva, Legambiente contro Gentiloni: perché annullare l’incontro di dicembre?

«Dopo anni di promesse e impegni non mantenuti il governo deve ora garantire, e pretendere dall’azienda, tempi certi e più stringenti per gli interventi indispensabili alla tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente. Solo così si può ricostruire un rapporto di fiducia con i cittadini ed i lavoratori». Lo scrive la presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e cofirmata, anche dal presidente di Legambiente Puglia, Francesco Tarantini e dalla presidente del circolo di Taranto, Lunetta Franco e per conoscenza ai due ministri Calenda e Galletti.

Legambiente all’attacco del governo

Al centro dell’intervenento la vicenda Ilva e la querelle politica di queste ultime ore con l’annuncio del ministro dello sviluppo Economico Calenda di far saltare il tavolo convocato per il 20 dicembre se non si ritira il ricorso al Tar presentato dal governatore della Puglia. «Annullare il tavolo del 20 dicembre è insensato – sostiene Legambiente – quello che auspichiamo è che si possa aprire un vero dibattito di confronto sui punti rilevanti della questione Ilva, includendo gli interessi di tutte le parti, prima di tutto dei cittadini di Taranto. Le scuole chiuse nel rione Tamburi a causa del forte vento che, soffiando da nord-ovest, ha trasportato le polveri del polo industriale verso la città e il rione, hanno reso evidente a cosa possono essere esposti i cittadini e ci ricordano in maniera evidente che ci sono interventi non più rinviabili, perché il diritto all’istruzione dei bambini, nel 2017, non può essere negato dalla direzione del vento e dall’inquinamento ambientale». La richiesta al governo anche quela di promuovere investimenti in favore di una importante innovazione tecnologica nel ciclo produttivo; avviare la procedura di valutazione dell’impatto sanitario sul nuovo Piano ambientale; far partire concretamente la bonifica delle aree contaminate pubbliche e private».