Il Papa pronuncia la parola tabù: la presenza di Dio oggi si chiama Rohingya

“La presenza di Dio oggi si chiama anche Rohingya”. Così Papa Francesco, a Dacca, al termine dell’incontro avuto con 18 esponenti della minoranza musulmana birmana rifugiati in Bangladesh, ha pronunciato, per la prima volta dall’inizio del suo viaggio in Asia, la parola considerata ‘tabù’ in Myanmar. Parlando a braccio, ha detto tra l’altro “vi chiedo perdono per l’indifferenza del mondo”; “vi sono vicino, la situazione è molto dura”; “non giriamoci dall’altra parte”. Dopo l’incontro con il Papa, alcuni di loro piangevano. Erano 12 tra uomini e ragazzi, c’erano poi due donne adulte con il velo sul capo, e due bambine. Papa Francesco, con l’aiuto degli interpreti, ha ascoltato quello che ognuno aveva da dirgli.

Il tema dei rifugiati è stato anche al centro dell’incontro con i vescovi cattolici della conferenza episcopale bengalese, cui ha raccomandato, oltre ai poveri e ai rifugiati, i giovani e le donne. Inoltre ha ribadito l’esigenza di avere “il coraggio di annunciare la novità del Vangelo con audacia, a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente”. Il Pontefice osserva compiaciuto che “una notevole attività sociale della Chiesa in Bangladesh è diretta all’assistenza delle famiglie e specificamente all’impegno per la promozione delle donne”, mentre “siamo tutti sollecitati a riflettere su come rendere meglio partecipi i nostri giovani della gioia, della verità e della bellezza della nostra fede”. Ma, soprattutto, il Papa raccomanda “l’opzione per i poveri”. E, in questo ambito, “specie alla luce della presente crisi dei rifugiati – riferimento implicito alla comunità dei rohingya – vediamo quanto ancora maggiori siano le necessità da raggiungere”.

Sarebbe riuscito a fuggire dai suoi rapitori e a mettersi in contatto con la famiglia, padre Walter William Rozario, il sacerdote scomparso in Bangladesh alla vigilia della visita di Papa Francesco e ritrovato oggi a Sylhet. Lo riferisce il quotidiano the Daily Star, che cita il fratello maggiore del prete, Bimal Rozario. Secondo quanto si apprende, Walter ha contattato un altro fratello più piccolo, Amol Rozario, dalla stazione degli autobus Shymoli di Sylhet, da dove la polizia lo ha già prelevato. A rapirlo sarebbe stato, secondo la famiglia, un gruppo di malviventi che hanno chiesto un riscatto.

La giornata del Papa è stata anche allietata dalla notizia del ritrovamento di padre Walter William Rozario, il sacerdote scomparso in Bangladesh alla vigilia della visita di Francesco e ritrovato oggi a Sylhet. Lo riferisce il quotidiano the Daily Star, che cita il fratello maggiore del prete, Bimal Rozario. Secondo quanto si apprende, Walter ha contattato un altro fratello più piccolo, Amol Rozario, dalla stazione degli autobus Shymoli di Sylhet, da dove la polizia lo ha già prelevato. A rapirlo sarebbe stato, secondo la famiglia, un gruppo di malviventi che hanno chiesto un riscatto.