Il buonista che piace alla Boldrini: lascia la sua casa ai profughi e vive dal parroco

Lui e la moglie vanno a vivere a casa di un prete, e la loro casa di proprietà la dedono ai migranti. Il caso di  un professore di Filosofia di un liceo di Treviso, Antonio Calò, padre di quattro figli residente a Camalò di Povegliano nel trevigiano fa discutere. Ora con la moglie Nicoletta a Natale si trasferirà a Treviso e andrà ad abitare dal parroco di Santa Maria del Sile, don Giovanni Kirschner. Ai profughi, sei africani, rimane pe ora la loro casa di Camalò, per una prima prova per poi rimanere autonomi. Il professore ha fatto sapere che sarebbe bellissimo farla diventare una casa «africana». Insomma i profughi, qualora riuscissero a ricongiungersi con i familiari, potrebbero vivere beatamente e pacificamente insieme. Che sorte invidiavile di questi tempi, con tante famiglie italiane senza casa, sfrattate, in piena crisi, che non sanno dove sbattere la testa. Il professore di filosofia forse ha la testa fra le nuvole e non si è accorto di qaunti italiani soffrono. Tra l’altro il Veneto è in una situazione complicata, accogliente, ma piena di richiedenti asilo, tra le innumerevoli proteste dei cittadini.

L’esperimento  dell’autogestione dei migranti trova favorevole il vescovo Gianfranco Agostino Gardin si è dimostrato favorevole. Don Kirschner sarà aiutato dai Calò che dicono di volere essere utili alla comunità. Il professore sta facendo  infuriare molti cittadini italiani:  ha creato una sorta di famiglia allargata, dove alcuni mgranti si considerano figli «adottivi», ome dimostra la loro registrazione su Facebook proprio con il cognome Calò, studiano e cercano lavoro. Calò afferma: “I soldi per i migranti ci sono. I progetti anche. Rendiamo trasparenti i bilanci a faremo grandi cose”. Ma il wweb si scatena:

Case ai profughi: e gli italiani?

«Ha il suo bel tornaconto economico!», «Se avesse dato la casa ad italiani in estrema povertà allora sarebbe un santo, ma ha preferito darla agli immigrati percependo 30 euro a testa: non è santità è business», leggiamo sul Gazzettino di Treviso. «Se si trasferisse lui in Africa sarebbe meglio: uno scambio alla pari», sono solo alcuni dei commenti nelle ultime ore accanto alla notizia diffusa e ripresa da tutti i media nazionali. Calò, di fronte a questo tipo di attacchi, replica: «Non vedere il bene è pericoloso, e di fronte all’ignoranza non posso nulla». Quanto ai famosi 30 euro al giorno per migrante, la questione è ancor più semplice. I suoi 6 ospiti – come già detto da Calò – dallo scorso marzo sono usciti economicamente dal sistema d’accoglienza e lo Stato non eroga più nulla per loro. Resta il fatto che la carità cristiana e i bei gesti andrebbero declinati rispettando le difficoltà di tutti. Prendiamo atto che certe iniziative lodevoli vengono prese quasi per principio per favorire gli immigrati, senza preoccuparsi troppo di rendere meno amara la situazione di tanti italiani o a concedere loro altrettante comodità.