Ikea, le lacrime di mamma Marica: «Voglio lavorare, non chiedo privilegi» (video)

Dopo il caso di Marica Ricutti, la mamma single con un figlio disabile licenziata, all’Ikea di Corsico arriveranno gli ispettori del lavoro. Ad annunciarlo è stato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, rispondendo a una interrogazione in cui, però, al governo si chiedeva conto dello smantellamento dei diritti dei lavoratori, a partire dall’obbligo di reintegro previsto dal (fu) articolo 18.

Il commento di Ikea sulla protesta al fianco di Marica

Una possibilità, quella di riassumere la madre, che non sembra nell’orizzonte di Ikea, che ha replicato alla manifestazione di solidarietà indetta dai colleghi di Marica l’altro giorno cercando di sminuirne la portata. In un comunicato diffuso la sera della mobilitazione l’azienda ha rivendicato che «alle 17.30 hanno aderito 87 lavoratori: 81 persone a Corsico, 3 persone a Carugate, 1 persona a San Giuliano Milanese. Presso il Customer Support Center (CSC) hanno scioperato in 2. In totale i dipendenti dell’azienda sono 1407 che però non erano tutti di lavoro oggi». Come a dire che non è vero che i colleghi stanno con Marica, come invece è emerso con forza e da subito dalle cronache della vicenda.

La replica del sindacato

Il messaggio che l’azienda ha voluto far passare, però, è stato presto smantellato dalla Filcams Cgil, il sindacato che sta seguendo il caso della mamma: «Gli scioperi stanno andando avanti da giorni e la mobilitazione ha riguardato diverse città d’Italia», ha spiegato il sindacalista Massimo Cuomo, ricordando che «bisogna considerare che i turni sono su tutto il giorno, 24 ore su 24, e in ciascun turno lavorano circa un centinaio di persone. E che i 1400 lavoratori non erano tutti oggi a lavoro». Ikea, insomma, invece di prendere in considerazione la possibilità di reintegrare la lavoratrice, sembra intenzionata a proseguire una battaglia comunicativa nella quale appare in difficoltà: benché non sia disponibile una stima del danno reputazionale provocato da questa vicenda, non serve un esperto di misurazione dei risultati per capire che dev’essere uno dei più gravi in cui ultimamente è incorsa l’azienda.

Il comunicato dell’azienda sul licenziamento

Prima del comunicato sul presunto fallimento delle manifestazioni per Marica, Ikea aveva rilasciato un comunicato in cui spiegava le ragioni del licenziamento. Guadagnandosi una nuova ondata di insulti e appelli al boicottaggio sui social in cui lo aveva diffuso. Il passaggio chiave della nota è che «negli ultimi 8 mesi la signora Ricutti ha lavorato meno di 7 giorni al mese e, per circa la metà dei giorni lavorati, ha usufruito di cambi di turno e spostamenti di orario, concordati con i colleghi e con la direzione del negozio. Nell’ultimo periodo, in più occasioni, la lavoratrice – per sua stessa ammissione – si è autodeterminata l’orario di lavoro senza alcun preavviso né comunicazione di sorta, mettendo in gravi difficoltà i servizi dell’area che coordinava e il lavoro dei colleghi, creando disagi ai clienti e disservizi evidenti e non tollerabili. Di fronte alla contestazione di tali episodi e alla richiesta di spiegazioni da parte dei suoi responsabili su questo comportamento la signora Ricutti si è lasciata andare a gravi e pubblici episodi di insubordinazione».

«Il problema è chi sta a guardare»

Dunque, la signora Marica viene di fatto fatta passare come una “lavativa” o “furbetta”, anche se non viene specificato se quelle fossero illegittime. Ma, se i sindacati e lei stessa hanno spiegato di aver cercato inutilmente più e più volte una interlocuzione con l’azienda, sono stati i colleghi di Marica a chiarire che alla base di questa vicenda drammatica c’è una disumanizzazione del lavoro. «Assenteista? Di recente la vita si è accanita particolarmente su di lei. Oltre al bambino, che ha continuamente bisogno di terapie e riabilitazione per cui ha la 104, le è morto il padre, la madre ha subito un trapianto e, certo, anche la sua energia ne ha risentito. Diciamo che non era al meglio, ma non la si può proprio etichettare così. Anzi. Le posso dire che è sempre stata determinata, attaccata alla carriera, ambiziosa, e scioperava anche raramente», ha detto una collega all’Adnkronos, ricordando che i turni di Ikea sono ormai stabiliti da un algoritmo che tiene conto perfino delle condizioni metereologiche, ma evidentemente non delle condizioni di disagio di una madre sola con un figlio disabile, che in due occasioni, quelle contestate, non è riuscita a iniziare il turno alle 7 del mattino. «Il problema non sono le macchine, ma chi sta a guardare», ha sottolineato la collega di Marica, facendo notare che se «è normale che un algoritmo dimentichi il fattore umano», ci dovrebbe essere sempre «qualcuno con il dovere di ricordarlo». Marica e il sindacato avevano cercato di ricordarlo al management del punto vendita di Corsico, ma non hanno ricevuto udienza. E ora non si arrendono: «Chiediamo che Ikea risponda a Marica e la riassuma, visto che si è trattato di un licenziamento ingiusto», hanno ribadito i rappresentati dei lavoratori e con loro gli stessi lavoratori che si sono mobilitati per la collega, che sul palco ha pianto ringraziandoli.