I nostri soldati nell’inferno di Madama, avamposto della Legione Straniera

Il contingente italiano, a quanto pare, si dividerà in due: una parte andrà nella capitale Niamey ad addestrare questo esercito nigerino del quale non si parla molto bene, soprattutto per la sua scarsa attitudine a fermare le rotte dei clandestini, e un’altra nel suggestivo forte di Madama, una sorta di Fortezza Bastiani del “deserto dei Tartari”, nel mezzo del deserto del Sahara, a un centinaio di chilometri dal confine libico. Il forte, costruito dalla Legione Straniera nel 1931, controlla i soli due passi attraverrso i quali si può raggiungere la Libia e poi l’Italia. Non è un posto accogliente: oltre 50 gradi di giorno, sottozero la notte, con la sabbia che rovina uomini e mezzi, il forte è stato abbandonato e rioccupato più volte nel corso dei decenni. Ora ci sono un centinaio di soldati nigerini e alcune forze francesi dell’operazione Barkhane, che agisce contro i terroristi di Daesh in Niger e nel vicino Ciad. Questa operazione impiega circa tremila uomini più aerei, elicotteri, droni, veicoli di ogni tipo. La maggior parte dei soldati francesi è in Ciad, mentre a Madama ci sarebbero circa 200 uomini del genio occupati a costruire strutture tra cui un pozzo, poiché per decenni Madama è stata rifornita di tutto. I nostri soldati avranno 150 veicoli, tra cui verosimilmente elicotteri e aerei da trasporto, che atterreranno sulla vecchia pista costruita dai francesi tanto tempo fa. Quale sarà l’ambiente in cui i nostri soldati si troveranno a operare? Intanto il Niger è uno dei dieci Paesi più poveri del mondo, quindi con alto tasso di corruzione, fame, malattie, scarsa istruzione e sanità; il 95 per cento dei venti milioni di abitanti sono musulmani sunniti, e abitano quasi tutti al sud, dove c’è la capitale e il fiume Niger, mentre Madama è al nord, in mezzo a carovane misteriose e a gruppi e gruppuscoli di terroristi islamici che hanno fatto della zona confinaria la loro base, grazie anche alla scarsità dei controlli. Il punto è: quali saranno le regole di ingaggio per la missione italiana? Dovrà fare tutto quello che dicono i francesi (capofila della missione), chiudere un occhio sui traffici vari, oppure potrà agire per contrastare efficacemente i terroristi, cosa che i nostri saprebbero fare bene? Ad Agadez, non lontanissimo da Madama, si concentrano le rotte di immigrazione di clandestini da diversi Paesi africani, che poi proseguono in condizioni bestiali, attraverso la Libia sino all’Italia. Per un passaggio in una carovana di schiavisti ci vogliono anche quattromila dollari, ed è davvero difficile capire come possano essere reperiti in Paesi dove il Pil annuo pro capite è di 800 dollari. Poi c’è l’uranio, di cui il Niger è il quarto esportatore mondiale, metalli preziosi e anche un po’ di petrolio; ci sono le aziende francesi che estraggono tutto questo, non si sa se pagando royalties o meno al governo, ma è certo che eventuali royalties lì si fermano, giacché la popolazione vive di agricoltura e pastorizia di sussitenza, e a volte neanche di quello. È lo specchio del naufragio totale della decolonizzazione affrettata degli anni Sessanta, che ha nuociuto solamente alle popolazione africane, non certo ai loro governi corrotti e dittatoriali né tantomeno alle pitenze europee, che continuano a sfruttare le risorse attraverso società private e paraprivate. È accaduto in Congo con le ricchiezze del Katanga, accade in Nigeria col petrolio del Biafra, accade oggi in Niger con l’uranio. Ma le nostre forze armate che c’entrano? Se l’intento del governo è quello di fermare l’invasione  – e abbiamo dei dubbi che sia questo – non basterebbe effettuare dei seri respingimenti in mare, riportando i “naufraghi” – dopo averli “salvati” nel porto vicino più sicuro, come dice la legge, ossia a Tripoli? Il nostro governo deve chiarire tutti questi aspetti, nell’attesa che il prossimo governo si faccia risopettare un po’ di più dai nostri cosiddetti alleati.