I genitori lo curano con l’omeopatia, muore a 7 anni di asma: il corpo era in casa da 1 mese

I genitori lo curano con l’omeopatia: lui muore a 7 anni di asma, per un disturbo curabile facilmente se solo fosse stato portato in ospedale e fosse stato comunque fatto visitare da un medico. Non solo, orrore su orrore, il suo corpicino ormai provo di vita, e avvolto in un lenzuolo, è stato ritrovato dopo l’irruzione degli agenti a un mese dal decesso, in avanzato stato di decomposizione.

Muore a 7 anni di asma: i genitori lo curano con l’omeopatia

Ancora una vittima dell’incuria e della superficialità, del degrado e della follia: come altro definire, del resto, la morte di un bambino di soli 7 anni, afflitto dall’asma e “curato” – se così si può dire – dai genitori con l’omeopatia.  Una vittima innocente come tante altre prima di lui, troppe ormai,protagoniste a prezzo della loro stessa vita di un fenomeno inquietantemente in crescita: quello di affidare a pseudo–rimedi, a ritrovati naturali inefficaci o a terapie sperimentali non approvate, la cura di malattia importanti o di problemi che potrebbero rivelarsi fatali. Come accaduto nel caso di questo povero ragazzino con l’asma che i genitori – una coppia di Detroit residente a Girona, in Spagna – hanno curato – ma sarebbe meglio dire trascurato – decidendo arbitrariamente di non sottoporlo mai a una regolare visita medica, di non portare in ospedale anche quando le crisi si sono fatte più acute, di curare con terapie omeopatiche somministrate da loro stessi. Il piccolo, come era prevedibile purtroppo, non ce l’ha fatta ed è morto in casa dove – e qui si palesano altri segni terrificanti che contornano l’intera vicenda accaduta tra quelle quatto mura – come riporta, tra gli altri, il Corriere della sera, «i genitori hanno vissuto con la salma per almeno un mese. Solo casualmente la polizia ha scoperto il cadavere in avanzato stato di decomposizione».

Il corpo del piccolo trovato dopo un mese avvolto in un lenzuolo

Ora in Spagna si sta svolgendo il processo a carico della coppia – Bruce Hopkins e sua moglie Schrell –che in aula si sta difendendo raccontando cose incomprensibili e inaccettabili. I due alla sbarra, infatti, si sono difesi spiegando di essere convinti che il figlio stesse dormendo per tutto quel tempo, fiaccato dal malessere, e di essere convinti del fatto che il bambino potesse risvegliarsi con la preghiera. Non solo: come riporta il Corriere della sera, «dicono di non essersi resi conto che in realtà fosse morto quando i Mossos fecero irruzione nell’appartamento, il 5 gennaio 2016, dopo essere stati chiamati dal padrone di casa che da oltre un anno non riceveva l’affitto». E assurdità su assurdità, va detto che, come ricostruito in aula, in quella stanza dove, avvolto in un lenzuolo giaceva il corpo senza vita del piccolo, dormivano tutti, «compresi altri due figli adolescenti» della coppia…