Giustizia lumaca per Cesare Battisti, per ora avrà solo il braccialetto elettronico

La giustizia federale brasiliana ha imposto a Cesare Battisti l’applicazione del braccialetto elettronico. L’ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac), condannato in Italia all’ergastolo per quattro omicidi, era stato arrestato il 4 ottobre alla frontiera tra Brasile e Bolivia e gli venne contestato il reato di esportazione illegale di denaro all’estero. Pochi giorni dopo l’arresto, il terrorista rosso fu rilasciato invocando l’Habeas corpus.

Battisti, processo sospeso

Il suo processo è al momento sospeso perché il 24 ottobre scorso la Corte suprema brasiliana, che avrebbe dovuto pronunciarsi sulla richiesta dei legali dell’ex terrorista per evitare l’estradizione in Italia, ha rinviato la decisione per un difetto di procedura. In quella data la stessa Corte ha imposto a Battisti, oltre all’obbligo di presentarsi regolarmente davanti alla giustizia e al divieto di lasciare la sua città di residenza, anche l’uso del braccialetto elettronico come misura precauzionale ma in quel momento non c’erano dispositivi di monitoraggio disponibili, per cui solo ora l’ex Pac è stato convocato per l’applicazione del braccialetto.

La vicenda e le richieste di estradizione

Una vicenda lunga e complessa quella del terrorista rosso. La prima richiesta di estradizione nei suoi confronti risale al 1991 quando fu arrestato in Francia. Dove dopo il carcere divenne latitante e scrittore, riuscendo più volte a evitare l’estradizione. Stessa storia in Brasile, dove Battisti fu arrestato il 18 marzo 2007. Ma lo status di rifugiato che gli riconobbe il presidente Lula gli permise di restare impunito nel Paese. Nelle ultime settimane il suo caso è tornato alla ribalta.