Gerusalemme, la “vendetta” di Trump: Usa pronti a tagliare i fondi Onu

Quel voto dell’Assemblea delle Nazioni Unite contro Gerusalemme capitale d’Israele non è proprio andato giù a Trump. Nikky Haley, ambasciatrice Usa all’Onu, aveva annunciato possibili ritorsioni subito dopo il voto: “Ce ne ricorderemo”. Sono stati ben 128 i Paesi, tra cui l’Italia insieme alla totalità dei Paesi più importanti dell’Unione europea, a votare contro lo strappo del presidente americano.Ora, dalle parole, l’Amministrazione Trump sembra in procinto di passare ai fatti. Gli Usa sono pronti infatti a negoziare un taglio di 285 milioni di dollari dei fondi che avrebbero dovuto versare alle Nazioni Unite  per il prossimo anno. “L’inefficienza e le spese facili dell’ Onu sono ben note – ha dichiarato la Haley – non consentiremo più che la generosità del popolo americano sia sfruttata”. Se attuato, sarebbe un taglio di non poco sul bilancio del Palazzo di Vetro.

Dieci Paesi pronti a seguire l’esempio Usa

Gli Usa Trump sfidano dunque  la cosiddetta “comunità internazionale e confermano l’attuale approccio unilaterale alla politica estera. Intanto, tra i Paesi del no a Gerusalemme capitale d’Israele s’è già sfilato il Guatemala, che si avvia a seguire l’esempio statunitense. La mossa del Paese centroamericano potrebbe non restare un caso isolato. Secondo i media israeliani, infatti, presto arriverà l’annuncio dell’Honduras, mentre sarebbero una decina i Paesi che stanno valutando la possibilità di allinearsi alla scelta di Washington sul riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele. Tra questi anche Romania e Slovenia.