Gentiloni getta la maschera: «Resto in carica e alle elezioni aiuterò il Pd»

Una conferenza stampa di fine anno, quella del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, all’insegna di un inedito “adesso parlo io”. E di cose da dire il premier ne ha al termine di un anno vissuto in apnea per sfuggire agli arpioni lanciati da Matteo Renzi con l’intento di sfrattarlo anzitempo da Palazzo Chigi e riconquistare il centro della scena. Ma così non è stato: l’innata propensione al basso profilo ha consentito a Gentiloni di uscire illeso dalle macerie che oggi sommergono il mondo renziano. Una sorta di paradosso che se si pensa che il premier è tale proprio perché fu Renzi a proporne il nome al Mattarella all’indomani del disastroso referendum del 4 dicembre scorso.

Il premier alla conferenza stampa di fine anno

Se ne può quindi ben capire la soddisfazione quando, in conferenza stampa, classifica come «fondamentale» l’obiettivo di «aver portato a conclusione ordinata la legislatura». Ora la parola passa al Quirinale, che deciderà i tempi dello scioglimento delle Camere anche se tutto lascia pensare che sarà il 4 marzo la data in cui si eleggerà il nuovo Parlamento. Il governo, però, non ne risentirà: «Assicuro – scandisce infatti il premier davanti ai giornalisti – che il governo non tirerà remi in barca. Nei limiti fissati dalla Costituzione, dalle leggi e dalla prassi il governo governerà». Tutto sembra tracciato. Chi a sinistra e nello stesso Pd si aspettava qualche apertura sul prolungamento della legislatura per l’approvazione della legge sullo ius soli è rimasto deluso. Gentiloni dà appuntamento alla prossima legislatura. Nell’attuale, ammette sconsolatamente Gentiloni, «pur avendoci lavorato, non siamo riusciti a mettere insieme i numeri». Gentiloni ha annunciato che «farà campagna elettorale per il Pd», annuncio che fa letteralmente a cazzotti con la decisione, avallata dal Colle, di non dimettersi. Ma è un annuncio obbligato alla luce dell’aria da cupio dissolvi che regna in quel partito.

Gentiloni non risponde sulle “larghe intese”

Non è un caso se proprio sul capitolo banche, che per Renzi e il suo “giglio magico” è una vera corona di spine, Gentiloni abbia rivendicato con maggiore forza l’azione del suo governo: «Altro che soldi ai marioli! Siamo intervenuti per salvare il risparmio, l’economia di interi territori e per evitare conseguenze di sistema. E lo abbiamo fatto con una frazione di risorse rispetto a quelle impiegate da altri Paesi europei». Parole che difficilmente riusciranno a convincere i truffati di Banca Etruria. Critiche in controluce anche alle regole europee sul deficit: «L’Italia le rispetta – ha ricordato – e vorremmo che fossero rispettate da tutti». Nessuna risposta, infine, sulle larghe intese: «Qualsiasi cosa dica verrebbe usata contro di me». Mattarella avrà sicuramente gradito.