Fuoco amico su Fazio. L’intervista a Grasso fa infuriare il Pd

Provare per credere. Ricordate le barricate del Pd a difesa di ciascun conduttore Rai purché il bersaglio della trasmissione fosse Silvio Berlusconi? Sì, supponiamo. Così come ricorderete che a poco serviva, all’epoca, invocare leggi, regolamenti, codicilli e dati dell’Osservatorio di Pavia se la loro palese violazione aveva come obiettivo l’infilzamento del Cavaliere sugli arrugginiti spuntoni della faziosità televisiva a carico dell’utente-contribuente. Più la par condiciolegge contra personam approvata al dichiarato scopo di imbrigliare Berlusconi in campagna elettorale, veniva disattesa dai suoi stessi estensori e più la sinistra erigeva il proprio muro a difesa di quello che Giuliano Ferrara aveva bollato come Cudc, acronimo che sta per Conduttore unico delle coscienze. Per questo, vedere oggi gli esponenti del Pd muovere a mo’ di falange contro Fabio Fazio, sotto il cui sguardo complice Pietro Grasso ha eseguito l’ostensione del nuovo simbolo di Liberi e Uguali fa un po’ sorridere. Provare per credere, appunto. Chissà se tal Sergio Boccadutri da Palermo, esponente del Pd, ricorda le ospitate del Benigni “costituzionalista”, del Celentano “politologo” o del Luttazzi coprofago, tutti artisti che molto si dedicavano a trasformare l’intrattenimento di Mamma Rai in dardi acuminati da conficcare nel cuore del Cavaliere. Ora, pensate un po’, Boccadutri fa il marziano e, a proposito di Fazio, si chiede se Ma Che tempo che fa è una «tribuna politica» o uno «spazio elettorale». Benvenuto sulla terra. Anzi, benvenuto fra noi (ex-post e neo berlusconiani) che è esattamente da un quarto di secolo che ci poniamo gli stessi interrogativi del compagno Boccadutri e cioè se non ci troviamo per caso di fronte ad «un pluralismo a corrente alternata». E che dire di Michele Anzaldi, punta di diamante del renzismo nelle questioni televisive, che contro Fazio invoca addirittura l’intervento dei vertici di Viale Mazzini e le multe salate dell’Agcom? Non ricorda forse le battaglie disperate di uno Storace o di un Landolfi nella trincea della Vigilanza Rai? Già, è proprio vero che la politica, come la vita, è una ruota che gira. Provare per credere.