Flop di Gentiloni a Bruxelles. Dublino e ricollocazione di migranti: non ci siamo ancora

A Bruxelles per il vertice dei leader Ue Gentiloni ha fin qui parlato di scogli, di obiettivi non ancora centrati. Ha ribadito che l’Italia continuerà a «insistere» perché ci siano nell’Ue meccanismi di ricollocamento dei richiedenti asilo, con quote obbligatorie per i singoli Paesi, soluzione cui si oppongono i Paesi del gruppo di Visegrad. Insomma, in poche parole, il presidente del Consiglio italiano in missione Ue con il ruolo di premier di un Paese chiamato a fare da capofila nella stabilizzazione della Libia, a margine del Consiglio Europeo è costretto a riconoscere il flop in prima persona: sui migranti, o meglio su una possibile revisione degli accordi di Dublino e sulla redistribuzione e ricollocazione dei profughi, ammette Gentiloni, «proprio non ci siamo ancora»…

Il flop di Gentiloni in missione a Bruxelles

Le distanze con Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia «rimangono», ha confermato Gentiloni, nonostante lo sforzo finanziario confermato da parte dei Paesi dell’est Europa e che viene particolarmente apprezzato dal nostro governo, ma nella discussione sulle migrazioni cominciata ieri sera nel Consiglio Europeo lo stesso Gentiloni ha riconosciuto: «È stato molto chiaro che aperture a considerare un optional le regole europee sulle relocation di migranti non sono aperture condivise dall’Unione Europea». La riduzione dei flussi di migranti irregolari in arrivo nell’Ue dovrebbe rendere «più semplice» la discussione tra i Paesi europei sulla dimensione interna delle migrazioni, mentre attualmente Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia continuano ad essere fermamente contrarie ai ricollocamenti di richiedenti asilo con quote obbligatorie. Una speranza, quella del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni sulla ridefinizione di una dimensione “interna” delle migrazioni, sempre più vana: e ancor di più dopo i colloqui e le discussioni intercorse ieri tra il premier italiano e  gli altri leader Ue.

Sui migranti «non ci siamo ancora»…

Sulle migrazioni, è costretto a dire Gentiloni prima della seconda giornata di riunioni del Consiglio Europeo, «c’è uno scoglio nella discussione, quello della dimensione interna, cioè le regole di Dublino, i confini interni tra i Paesi Ue. Su questo non siamo riusciti a superare, in questa lunga riunione, le resistenze, che restano, dei Paesi del gruppo di Visegrad, che rifiutano la decisione, che pure è stata presa, di obbligatorietà delle quote». E ancora: «La mia speranza – continua Gentiloni – è che i successi (?) nella lotta al traffico di esseri umani, quindi la riduzione dei flussi irregolari, rendano il clima nella discussione sulle regole interne più semplice, perché è chiaro che, se non hai una pressione di centinaia di migliaia di migranti irregolare e ingovernata, è forse più facile convincere quelli che pensano di risolvere tutto con i muri che bisogna collaborare, tra Paese e Paese, con le relocation. Non ci siamo ancora, sinceramente». Ed è vero: proprio non ci siamo ancora…