Fiume, D’Annunzio e i legionari: l’avventura che cambiò l’Italia e anticipò il fascismo

L’impresa di Fiume, la “città olocausta”, il “faro di luce in un mare di abiezione”, si concluse a partire dalla vigilia di Natale del 1920, quando il generale Enrico Caviglia ordinò l’attacco contro i legionari. Gabriele D’Annunzio rassegnò le dimissioni il 28 dicembre, dopo che era stata respinta dal generale Ferrario la richiesta di una tregua per far uscire dalla città vecchi, donne e bambini. Il 31 dicembre ad Abbazia viene firmata la resa e viene posta fine alla Reggenza Italiana del Carnaro, l’endecasillabo con cui il Vate aveva battezzato il nuovo stato libero di Fiume. “E’ una bella notte funebre, o compagni. Laggiù, ad Abbazia, verso sera fu compiuto pulitamente l’assassinio della città. La città assassinata non urla più, nel suo buio inerte, sotto la pioggia molle”.

Quell’impresa viene oggi nuovamente narrata, senza veli ideologici, nel libro di Pier Luigi Vercesi Fiume. L’avventura che cambiò l’Italia (Neri Pozza, pp.160, euro 12,50) che mette l’accento non solo sulle “invenzioni messianiche” di D’Annunzio ma anche sulle biografie dei personaggi che ne condivisero l’utopia. Tra i tanti, vale la pena di citare Luigi Bertelli, il papà di Gianburrasca, Giovanni Host Venturi, il socialista Alceste De Ambris autore della Carta del Carnaro,  Ettore Muti, che fu tra gli uscocchi che parteciparono all’arrembaggio del piroscafo Cogne, il futurista Federico Pinna Berchet, Marinetti, l’ardito Mario Carli.

Fra tutti quella di Guido Keller è sicuramente la figura più originale: era vegetariano, dormiva sugli alberi, faceva uso di cocaina, il suo animale domestico era un’aquila. Quando comprese che per Fiume era finita tentò di partire per Spalato per far insorgere i Dalmati. Con un aereo recuperato allo scopo prima volteggiò su Roma lasciando cadere una rosa bianca sul Vaticano, sette rose rosse sul Quirinale (Ala, azione nello splendore, alla regina e al popolo d’Italia) e un pitale pieno di rape sulla Camera dei deputati (Guido Keller dona al Parlamento e al governo la tangibilità allegorica del loro valore…). Morì a 37 anni, nel 1929, in un incidente stradale.

Ma non vi è dubbio che gli italiani più illustri guardarono a Fiume con speranza: vi si recò per un concerto benefico Arturo Toscanini, Guglielmo Marconi mise a disposizione la sua nave Elettra affinché D’Annunzio lanciasse il suo messaggio al mondo dalla città punto di riferimento di tutti gli “uomini liberi”.

Il fiumanesimo anticipò certamente il fascismo per la sua visione di robusta rottura con lo stile di vita borghese e con un mondo percepito come corrotto e in rovina ma è fenomeno in sé compiuto e complesso e non interamente interpretabile come una tappa essenziale del processo che condusse al Ventennio mussoliniano. E non solo per il tocco estroso e creativo di D’Annunzio – per il quale il perfetto legionario oltre a combattere come un guerrigliero doveva essere esperto “nel sonare, nel ballare e nel cantare” – ma anche perché vi confluirono inquietudini che non erano solo italiane. La causa fiumana divenne la causa dei popoli in lotta: grazie alla svolta internazionalista di D’Annunzio Fiume fu tra i primi stati a riconoscere l’Unione sovietica e riconobbe anche l’Irlanda come nazione indipendente.Tutte le insurrezioni dello spirito contro i divoratori di carne cruda si riaccenderanno alle nostre faville che volano lontano…“.

Esperienza anticipatrice in numerosi aspetti, l’avventura di Fiume si concluse con italiani che uccidevano altri italiani: 22 legionari morti, 25 militari, sette civili. Nell’orazione funebre al cimitero di Cosala D’Annunzio evocò la riconciliazione, la stessa che ancora oggi tarda ad arrivare a oltre 70 anni dalla fine della guerra civile: “Li abbiamo tutti ricoperti con lo stesso lauro e con la stessa bandiera. L’aroma del lauro vince l’odore tetro, e la bandiera abbraccia la discordia”.