Eni, Descalzi e Scaroni a processo: sono accusati di corruzione internazionale

L’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, e l’ex ad, Paolo Scaroni, sono stati rinviati a giudizio, insieme ad altre 11 persone, nel procedimento con al centro l’accusa di corruzione internazionale per una presunta tangente da 1,3 miliardi di dollari che sarebbe stata versata da Eni e Shell a politici nigeriani.

A processo anche le società Eni e Shell

La vicenda si inquadra nell’acquisto nel 2011 di un giacimento petrolifero in Nigeria, noto con la sigla “Opl-245”. A processo, secondo quanto stabilito dal gup di Milano, Giuseppina Barbara, anche le due società, indagate in base alle legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. Il processo inizierà il prossimo 5 marzo davanti ai giudici milanesi della decima sezione penale.

Il Cda conferma la «massima fiducia» a Descalzi

Il Cda di Eni ha comunque confermato di nutrire la «massima fiducia» nei confronti di Descalzi e della sua «totale estraneità» ai fatti contesti, «anche sulla base di una valutazione degli esiti delle verifiche svolte da consulenti indipendenti incaricati di esaminare tutti gli atti e la documentazione depositata a chiusura delle indagini della Procura di Milano nel 2016». La verifica, ha fatto sapere ancora il consiglio di amministrazione, «ha confermato la fiducia circa la estraneità di Eni alle condotte corruttive contestate in relazione alla richiamata vicenda». Inoltre, il Cda ha espresso anche «piena fiducia nella giustizia e nel fatto che il procedimento giudiziario accerterà e confermerà la correttezza ed integrità del proprio operato».