Ecco 5 cose da non fare a Messa: esce il prontuario vaticano per i preti

martedì 19 dicembre 17:37 - di Redazione

Basta con le omelie imbevute di battute che arrivano da spot pubblicitari e da telenovele. Per fare breccia nel cuore della gente, i preti, nel corso dell’omelia, deve attingere a storie che arrivano dalla realtà quotidiana o si passerà per preti che passano il tempo davanti alla tv. Parola del cardinale Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, i cui interventi che danno vita ad un vero e proprio vademecum sull’omelia doc, di cui riferisce l’Osservatore Romano, sono stati raccolti nel volume “Il rischio della speranza. Come raccontare Dio ai nostri giorni”.

Stop ai tecnicismi da imbonitori

L’arcivescovo filippino si rivolge a chi insegna omiletica: «A volte trasformiamo questa disciplina in un mondo di tecniche e di sofisticherie. Alcuni arrivano a chiedere ai loro seminaristi di farsi un video mentre predicano, perché l’intera classe li possa valutare: “Muovi la testa troppo spesso. Non leccarti le labbra. Guarda a sinistra, poi a destra e comincia!”. Tutto questo può essere importante, ma si ricordi che il predicatore deve proclamare la parola di Dio; meglio ancora, deve commentare la vita delle persone alla luce della parola di Dio.Per realizzare ciò, chi predica deve dedicarsi a un grandissimo ascolto».

I preti evitono frasi dei film e degli spot

«La ragion d’essere dell’omelia – ricorda Tagle – è accendere il fuoco nel cuore delle persone, come è accaduto alla Samaritana al pozzo. La parola di Dio che parla alla situazione di qualcuno. Ciò richiede tanto ascolto e anche studio. Perciò chiedevo ai sacerdoti: “Quando è stata l’ultima volta che siete riusciti a finire un libro?”. Spesso, dagli esempi fatti in un’omelia si capisce di che cosa è imbevuto il predicatore: se accenna solamente a film e telenovele, darà l’impressione di passare il tempo davanti alla tivù».

Sì ai racconti di vita quotidiana

«Perché non incontrare le persone? Perché non visitare le case, andare nei quartieri disagiati e prendere a prestito le storie dagli abitanti delle baraccopoli? Invece di prendere storie concepite da sceneggiatori. La verità è che non vuoi andare incontro alla gente e ti affidi a storie fittizie pensate per la pubblicità».

Severamente vietate le omelie riciclate

«Ci sono preti – dice l’arcivescovo di Manila – che conservano gli appunti delle loro omelie. Quando hanno completato i cicli liturgici A, B e C e devono ricominciare con l’anno A, pensano: “Ho già tutto pronto. Non ho più bisogno di pregare e riflettere, su questo ho già predicato”. Pigrizia spirituale. Riguardo a questi sacerdoti spesso faccio una battuta sulla necessità di trasferirli ogni tre anni, perché i fedeli li hanno già sentiti predicare sui cicli A, B e C. Piuttosto che far sorbire alla comunità un altro giro degli stessi sermoni, è meglio trasferirli. Provate a immaginare se uno di questi preti rimanesse in una parrocchia per trent’anni: alla fine i fedeli avrebbero sentito le stesse prediche dieci volte, per colpa della pigrizia spirituale del sacerdote».

I preti ascoltino le richieste dei fedeli

«La mondanità spirituale – osserva ancora il porporato – è un’altra tentazione, che sfrutta le cose spirituali per ottenere guadagni mondani. Vorrei rivolgermi ai sacerdoti raccontando quello che a volte succede. Una donna dà al parroco una busta con un’offerta generosa e dice: “Padre, per favore, preghi per mia figlia che deve sostenere un esame molto importante, per l’ammissione all’università, e ci chiede di pregare per lei”. Tu, sacerdote, prendi la busta. Ma poi, preghi? Dopo qualche mese, si ripresenta la signora: “Padre, grazie per le sue preghiere”. Tu cerchi di ricordare: “Ah, sì, suo figlio sta bene ora? È uscito dall’ospedale?”. La donna dice: “È per mia figlia all’università che le avevo chiesto di pregare”. Allora, per evitare la figuraccia, esclami: “Ah già! Si, ho pregato per lei”. Ma andiamo! Per questo avverto sempre i fedeli di non chiederci di pregare per le loro intenzioni, perché poi noi non preghiamo. Altrimenti, se vuoi accettare le offerte, allora prega sul serio», avverte il cardinale Tagle.

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