Droga a Roma, ecco come funziona lo spaccio selvaggio a Tor Bella Monaca

Spaccio selvaggio a Tor Bella Monaca, che si conferma la centrale dei traffici di droga della capitale, seguita dal quartiere San Basilio.  Dopo gli ultimi arresti di due giorni fa ad opera dei “Falchi” della Squadra Mobile di Roma, un’inchiesta del Corriere della Sera riscostruisce le fasi dello spaccio gestito dalla macchina criminale degli spacciatori. «Quasi tutti gli spacciatori che su vedono nelle piazze di Tor Bella Monaca – spiega Andrea Proietti, commissario capo – non sono figli di persone che abitano nel rione, vengono da fuori e hanno piccoli precedenti. Considerano le case popolari alla stregua di una fabbrica, un’azienda, un’officina dove andare a lavorare. Seguono un orario di lavoro e poi vanno via». E in molti casi sono minorenni a lavorare per gli spacciatori.

La filiera dello spaccio a Tor Bella Monaca

Andrea Piersanti, mostra agli inviati del quotidiano tutta la filiera delli spaccio: c’è la sentinella, il pusher, il cosiddetto “camminatore” (che prende le ordinazioni, va a prelevare le dosi), e infine il cassiere. Poi ci sono i rifornitori, per lo più minorenni che con il motorino sfrecciano da una piazza all’altra per trasportare piccoli quantitativi di droga dai siti di stoccaggio alle piazze. «Ce n’è una ogni cinquanta metri e mediamente ci lavorano dalle quindici alle venti persone. Ogni androne sta a delimitare una nuova gestione e una diversa famiglia che controlla». La droga viene nascosta in casa di famiglie insospettabili. «Nei mesi scorsi abbiano notato che alcuni pregiudicati di Tor Bella Monaca avevano tentato di esportare questo sistema anche in borgate limitrofe, come al Tiburtino III – spiega Proietti – dopo aver subìto venti arresti consecutivi hanno smantellato la piazza di spaccio ma ancora resistono con le consegne a domicilio». Arrivano con le auto, girano lentamente per il quartiere in attesa. Per chi deve rifornirsi basta un segnale, anche un lenzuolo steso sul balcone, loro si fermano, fanno lo scambio e poi ripartono.

Quattromila blitz antidroga nel Lazio

Nei quartieri del centro storico, invece, il rifornimento avviene tramite corriere. «Non si vedono spacciatori in giro. Fanno l’ordinativo con un messaggio whatsapp e da Tor Bella Monaca parte il ragazzino con il motorino come se fosse un fattorino di una catena di ristorazione». Naturalmente i  quartieri della Capitale più invasi dallo spaccio sono anche i luoghi privilegiati delle operazione antidroga con un lavoro incessante e non facile. Nel 2016 – riporta sempre il Corriere – ce ne sono state 4030 in tutto il Lazio, più che in tutto il resto d’Italia. Le principali vie di ingresso della droga sono il porto di Civitavecchia e l’aeroporto di Fiumicino. Da lì la droga arriva nelle borgate romane.