Diavola d’una Boschi. Per lei Renzi cala le brache su liste e collegi

Rischia di trasformarsi in uno psicodramma collettivo il caso di Maria Elena Boschi. Sono infatti sempre più numerosi quanti, nel Pd, storcono naso e bocca all’idea della ricandidatura di quello che è ormai il petalo più controverso del “giglio magico” renziano. I sondaggi sono inclementi nel certificare l’arretramento del partito. Quelli appena sfornati hanno fatto suonare l’allarme rosso: 23 per cento. Troppo anche un dirigente low profile come Andrea Orlando che in un’intervista al Corriere della Sera si è incaricato di dare voce alle preoccupazioni che serpeggiano all’interno  del Pd.

Orlando: «Sulla candidatura della Boschi occorre riflettere»

Lo ha fatto, ovviamente, non attaccando frontalmente la Boschi («sulla sua candidatura si deve ragionare, come su quella di tutti noi») ma la concatenazione di decisioni politiche che ne hanno segnato il destino, a cominciare dalla decisione di istituire la Commissione d’inchiesta sulle banche: «È stata un errore. Mettere la questione su un ring è stato un boomerang», ammette ora il ministro, il cui vero obiettivo è Renzi. Orlando, infatti, non fa mistero di preferirgli Gentiloni nel ruolo di leader alle prossime elezioni: «Chi è stato di rottura, oggi ha meno presa tra la gente. C’è chi non ha partecipato alla tifoseria e per questo ha una credibilità che chi ha fatto il capo ultrà non ha». Ma il Guardasigilli è solo la punta dell’iceberg del malumore montante nel partito.

E il leader Pd annuncia «liste inclusive»

Nel Pd, infatti, si ragione sull’obiettivo su come assediare Renzi per impedirgli di essere il dominus assoluto delle candidature. In questo senso, la Boschi è solo un ostaggio che i ras delle varie correnti dem (Franceschini, lo stesso Orlando, Orfini, ma anche la Finocchiaro e Minniti) sono pronti ad usare come moneta di scambio per partecipare al risiko di liste e collegi. Renzi ha fiutato l’aria e ha pensato bene di giocare d’anticipo annunciando l’apertura di un “tavolo inclusivo”. Una mossa che voleva essere azzeccata, oltre che distensiva, ma che in realtà finisce per dare ragione chi velatamente accusa il segretario di essere disposto a tutto pur di favorire la Boschi.