Crea già inquietudine il Mussolini “divo” che torna in un film

Non si presenta certo come un capolavoro, come giustamente ha già scritto il Secolo, questo film su un immaginario ritorno di Mussolini sulla terra, che uscirà nelle sale ai primi di febbraio per essere poi trasmesso su Sky. E non c’è dubbio che ci sarà da essere rattristati nel vedere la figura del Duce banalizzata come fosse un divo da reality show.

Il Corriere prevede un «successo travolgente»

Però questa operazione cinematografica, firmata dal regista Luca Miniero e interpretata da Massimo Popolizio, qualche domanda la suscita. Innanzi tutto: perché è stata pensata? Se lo chiede ad esempio Pierluigi Battista in un articolo che occupa oggi un’intera pagina del Corriere della Sera. La prima risposta è apparentemente banale: questo film è destinato a fare cassetta. Battista prevede infatti un «successo travolgente». L’editorialista accusa garbatamente i vertici di Sky di «giocare cinicamente su un personaggio che sbancherà l’audience». Di qui l’inquietudine: ancorché reso in modo grottesco, non stiamo   parlando di Capitan Fracassa, stiamo parlando di Benito Mussolini, personaggio che merita certo un discorso serio, alto e tragico, ma che mantiene intatto il suo richiamo “pop” pur dopo lunghi decenni di anatemi.

Voglia di esorcismo

Popolizio è infinitamente più leggero di Rod Steiger, interprete di “Mussolini ultimo atto”, diretto nel 1973 da Carlo Lizzani. Ma, proprio perché più “leggero” può suscitare, negli antifascisti doc, più preoccupazione della maschera tragica di Steiger, una maschera mortuaria, applicata al volto di Mussolini come sepoltura definitiva, come se, dopo Lizzani, nessun regista si dovesse più occupare del Duce. Invece… invece da “Ultimo  atto” siamo passati a “Sono tornato” (questo il titolo del film di Miniero).   Ecco allora che dietro l’operazione commerciale spunta la voglia di esorcismo, non solo nei confronti della figura di Mussolini, ma di tutto quell’insieme di pulsioni collettive che oggi, a torto o a ragione, vengono associate alla sua figura. «Un film – scrive Battista – che non è solo un film, ma annusa umori e malumori che attraversano la nostra comunità sfilacciata e frastornata, ed è dunque destinato a creare inquietudine, tra l’altro piombando, potenza del destino, nel cuore di una campagna elettorale di fuoco, e una corrente xenofoba che alimenta intolleranze, impulsi autoritari, violenze».

Saluti romani dai marciapiedi

Piaccia o non piaccia, il personaggio Mussolini continua ad essere un catalizzatore di sentimenti di massa, capace di smuovere passioni anche nell’epoca odierna, ancorché parliamo di un’epoca dai codici ideali e culturali insostenibilmente leggeri. «Quando Mussolini – conclude con tono preoccupato Battista – nel finale va in giro su una macchina d’epoca decappottabile, una scena con comparse vere, non attori, dai marciapiedi si alzano numerosi saluti romani. Ma anche qualche pugno chiuso, e qualche gestaccio. Un film nel film, che racconta le ambiguità, le nostalgie, le debolezze in cui siamo ancora imprigionati. E che tornano sempre. Come è tornato Lui, il nuovo grande divo della tv». Il “divo” si sovrappone al personaggio storico, ma è comunque destinato. come tutta la cartapesta, al rapido deperimento. La figura storica però rimane. E, in un modo o nell’altro, non si smette mai di evocarla.