Come Gheddafi: trucidato Saleh, ex presidente dello Yemen (video)

Dopo l’uccisione è stato avvolto in una coperta ed esposto alla folla. La morte dell’ex presidente dello Yemen, Ali Abdullah Saleh ricorda per molti versi quella del presidente libico Gheddafi. La tv controllata dai miliziani sciiti houthi in Yemen ha diffuso un video nel quale viene mostrato il cadavere del deposto presidente.

Il cadavere mostrato sulla tv dello Yemen

L’emittente televisiva al-Masirah, Tv controllata degli houthi, ha quindi annunciato «la fine della crisi creata da una milizia traditrice e l’uccisione del suo leader». Fino alla scorsa settimana Saleh e gli houthi avevano combattuto fianco a fianco contro il governo del presidente yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi. Ma nelle scorse ore Saleh aveva annunciato la fine dell’alleanza con gli houthi. Saleh è stato ucciso insieme ad alcuni parenti, «mentre tentavano di fuggire».

Chi era l’ex presidente dello Yemen

Saleh era diventato presidente dello Yemen del Nord a 36 anni, il 17 luglio del 1978 dopo l’assassinio dell’allora capo dello Stato Ahmad al-Ghashmi, e poi dell’intera Repubblica dopo la sua unificazione il 22 maggio 1990. Politico astuto, Saleh aveva saputo manipolare il sistema tribale del Paese ed era riuscito a tenere a bada i movimenti di insurrezione nel nord e nel sud dello Yemen fino alla primavera araba del 2011. Alleato delle potenze occidentali, e in particolare degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo di al-Qaeda nella Penisola arabica, Saleh era stato costretto a dimettersi nel 2012, accusato di corruzione e malgoverno, e a lasciare il posto al suo braccio destro, il vice presidente Abd Rabbo Mansour Hadi.

Saleh aveva accumulato 60 miliardi di dollari

Dopo gli attacchi dell’11 settembre, Saleh cercò di posizionarsi come alleato importante degli Stati Uniti. Nel 2007 si recò in visita ufficiale a Washington, dove incontrò l’allora presidente George W. Bush alla Casa Bianca. Fu stato lui a dare il permesso ai droni americani di colpire gli obiettivi di al-Qaeda sul suolo yemenita. In cambio gli Stati Uniti donarono milioni di dollari in aiuti allo Yemen. Dopo la sua deposizione, il Consiglio di sicurezza dell’Onu scoprì che durante i suoi 33 anni al potere Saleh aveva messo da parte, usando metodi corrotti, tra i 32 e i 60 miliardi di dollari. I suoi beni erano nascosti in almeno venti Paesi, denunciò l’Onu in un rapporto.

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Dalle sanzioni dell’Onu alla tragica morte

Il ritorno di Saleh sulla scena yemenita si ebbe nel 2015, quando annunciò l’alleanza con i miliziani sciiti houthi, che il 21 settembre del 2014 avevano conquistato la capitale Sana’a. Prima della sua alleanza con gli houthi, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva imposto sanzioni a Saleh per aver minacciato la pace e la stabilità dello Yemen e ostacolato il processo politico. Nell’agosto del 2016 Saleh affidò gli houthi il governo del Paese. La decisione di rompere l’alleanza con i miliziani sciiti, annunciata due giorni fa, è stata la sua condanna a morte.