Ci mancheranno, in questi tempi di odio, la serietà e la sobrietà di Altero

Ci siamo sentiti ieri mattina verso le 10 per fare, come di consueto, il punto della situazione. I temi, quelli soliti:  la coesione del centrodestra, le elezioni politiche e le regionali, le scadenze della nostra azione quotidiana in cui non abbiamo mai perso una dimensione di militanza. La stessa che ha portato Altero ad incamminarsi da solo verso la Toscana dove, mi aveva detto, voleva cominciare ad organizzare l’ormai imminente campagna elettorale. Ma l’Aurelia gli è stata fatale.

La stessa Aurelia dove tanto tempo fa ebbe un incidente dal quale uscì con gravi fratture, per poi riprendersi dopo una lunghissima convalescenza. Gli ultimi tempi gli avevano riservato delle amarezze e delle ingiustizie delle quali portava il segno. Ma nonostante tutto ha proseguito la sua opera di presidente di commissione e soprattutto di dirigente del centrodestra incaricato da Berlusconi di seguire, come spesso accadeva,  le trattative più faticose tra gli alleati. In tempi di rottamazione, con tutti i danni che questa scelta comporta, Altero ha rappresentato una riserva di saggezza e di esperienza, indispensabile per districare le matasse più ingarbugliate. Unico ad essere stato ministro di tutti i governi Berlusconi che si sono succeduti dal ‘94 al 2011, aveva con il leader del centrodestra una consuetudine che gli consentiva più che ad altri di esprimere, con chiarezza e libertà, opinioni, valutazioni e giudizi anche quando potevano apparire discordanti dal pensiero prevalente.

Del resto, questa è l’autorevolezza. Esprimere la propria opinione senza dover assecondare gli orientamenti prevalenti, sapere affrontare un confronto difficile tra alleati sedando ambizioni e esasperazioni. Altero è stato anche un ministro  che all’Ambiente, alle Infrastrutture e in altri campi ha lasciato un’impronta chiara di serietà e di sobrietà e, lo voglio dire con chiarezza, di onestà. Nelle sedi giudiziarie non gli è stato consentito recentemente di ricorrere a strumenti di prova che avrebbero smantellato in un secondo affermazioni infondate a suo danno. Ma la reputazione personale  di Altero è stata tale che anche dopo queste amarezze, nessuno ha contestato il suo ruolo di presidente della commissione Lavori pubblici del Senato, che ha guidato con saggezza e competenza.

È partito dai volantinaggi tra Cecina e Livorno, in contesti ostici soprattutto negli anni in cui ha avviato la sua militanza. Poi consigliere comunale, successivamente dirigente di partito e quindi in Parlamento, ha sempre dimostrato caparbietà e determinazione nel Msi prima, in An, nel Pdl e in FI, sempre proteso a unire forze, a contribuire alla creazione di un vasto e forte schieramento di centrodestra. Ha partecipato al dibattito interno della destra promuovendo iniziative, riviste, confronto di idee. Quindi, politico a tutto tondo, non solo uomo di organizzazione e del fare ma motore di riflessioni e di approfondimenti.

I suoi legami con Beppe Nicolai lo avevano spinto a non accettare mai un punto di vista come una conclusione definitiva. Ma lo hanno orientato all’approfondimento, alla ricerca di nuove verità. Anche in questi mesi con la sua Fondazione della Libertà ha promosso un confronto teso a ricongiungere le varie anime del centrodestra, troppo diviso dopo la grande stagione del Pdl. La sua assenza si avvertirà perché in una politica fatta di odio, di contrapposizioni esasperate, un uomo di sintesi, autorevole nel proprio schieramento, ma rispettato da tutti gli avversari, era assolutamente indispensabile. Molto altro si potrebbe dire di Altero. Ma in questi momenti il dolore di chi gli è stato amico è troppo forte per aggiungere considerazioni che avremo modo di fare per ricordare un amico, un militante, un uomo che ha dato tanto alla politica e alla democrazia italiana.