Caso Regeni, l’Egitto consegna «nuovi elementi» alle autorità italiane

Un piccola luce, al momento fioca, comincia a intravedersi in fondo al tunnel dell’atroce fine di Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano torturato e ucciso in Egitto il 25 gennaio del 2016. Al termine dell’ennesimo vertice svoltosi oggi nella capitale egiziana tra le procure di Roma, rappresentate dal procuratore capo Giuseppe Pignatone e dal sostituto Sergio Colaiocco,  e del Cairo, nella persona di Nabil Sadek, sono infatti emersi fatti nuovi che potrebbero risultare utili per le indagini in corso.

Vertice al Cairo tra le procure italiana ed egiziana

Nel comunicato congiunto diffuso dopo la riunione dalle due procure si fa riferimento a «verbali e documenti concernenti nuovi elementi probatori» che sarebbero stati «consegnati» ai magistrati italiani. È presto per dire se ci troviamo di fronte ad una svolta. È però un dato di certezza l’atteggiamento finora dilatorio e poco collaborativo tenuto dalle autorità del Cairo. Così come quello di alcuni docenti dell’università di Cambridge, dove Regeni studiava e per la quale si era recato in Egitto con il compito di studiare la vicino la composizione ed il ruolo dei sindacati degli ambulanti. Particolarmente opaco è apparso il comportamento della tutor e della professoressa di Regeni, entrambe egiziane e entrambe attiviste dei Fratelli Musulmani, che non hanno mai aderito alle richieste di deporre in merito alle regole d’ingaggio relative alla trasferta del giovane ricercatore al Cairo.

Ma è presto per parlare di svolta nelle indagini sulla morte di Regeni

Ma torniamo al vertice tra le due procure: nel corso dell’incontro sul caso Regeni, i magistrati non si sono limitati all’approfondimento dei nuovi elementi emersi e che i due uffici si sono scambiati, ma hanno fatto anche un aggiornamento sullo stato di avanzamento dei lavori della società incaricata del recupero dei video della metropolitana del Cairo. Successivamente, i magistrati capitolini hanno illustrato un’articolata e attenta ricostruzione dei fatti, effettuata dalla polizia giudiziaria italiana sulla base degli atti fin qui consegnati dall’Egitto in via rogatoriale, da ultimo in data 14 agosto scorso. «La Procura generale egiziana – si legge ancora nel comunicato congiunto – ha ricevuto una copia dell’informativa e proseguirà, quindi, le indagini sulla base delle ipotesi investigative formulate dai due uffici».