Botti di Capodanno, la nuova “star” di Napoli si chiama “Kim ‘o coreano”

Da Pyongyang a Napoli: l’ironia partenopea attenua ogni tensione, anche quella che crea più angoscia a livello internazionale, come appunto l’atomica di Kim. È così che al mercato clandestino dei botti di Capodanno fa in questi giorni la sua comparsa “Kim ‘o coreano” , che si accredita come la “star” nel mondo degli improvvisati artificieri napoletani. “Kim” sarà quindi un botto “atomico”? Niente affatto: si tratta di «una trovata commerciale per attirare gli acquirenti», spiega un esperto del sottobosco “pirotecnico” partenopeo. «Non è altro in realtà che la riproposizione dei consueti e pericolosissimi ordigni che ogni anno vengono ribattezzati seguendo la cronaca e l’attualità del momento, come lo storico “Pallone di Maradona” o la “Bomba Bin Laden” degli anni scorsi».

Kim o non Kim, si intensificano in ogni caso i controlli sul territorio a caccia dei botti illegali: al lavoro gli uomini delle forze di Polizia, perché proprio in Campania si è registrato l’anno scorso il numero più alto di feriti per l’uso sconsiderato di prodotti pirotecnici. «Già da tempo sono partiti i controlli preventivi in depositi ed esercizi commerciali. La polizia giudiziaria, dal canto suo, investiga al fine di scovare eventuali nascondigli di fuochi  illegali» , dice all’Adnkronos Luigi Di Lauro, artificiere della Polizia di Stato, in servizio a Napoli, ricordando che «sono già avvenuti» sequestri di fuochi artificiali classici venduti illegalmente.

A San Silvestro gli artificieri lavoreranno senza sosta, sarà intensa anche l’attività nei giorni successivi, volta alla raccolta dei botti inesplosi, assai pericolosi. «L’anno scorso la regione Campania ha registrato 52 feriti per i fuochi di San Silvestro, circa 3,6 tonnellate i fuochi classici sequestrati, oltre a 8.146 pezzi di fabbricazione illegale». “Kim ‘o coreano” e suoi fratelli, non saranno testate nucleari, ma rischiano di fare comunque parecchi danni.