Bologna, il comune coccola i centri sociali, la procura li rinvia a giudizio

La Procura della Repubblica di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio – resistenza a pubblico ufficiale; lesioni personali; getto pericoloso di cose; travisamento: questi alcuni dei reati contestati – di undici persone, per lo più affiliate al sedicente collettivo Labàs. I fatti relativi alle richieste dei “pm” accaddero nella scorsa estate quando, all’alba dell’8 agosto, la Polizia decise di sgomberare l’ex-caserma del centro storico occupata abusivamente da questi e altri militanti del “centro sociale”. Per altro, qualche settimana prima dello sgombero e delle violenze contro la Polizia, il collettivo Labàs – spalleggiato da alcuni consiglieri comunali e di quartiere della Sinistra – era stato alla testa della contestazione – anche quella non priva di comportamenti da codice penale – contro la presentazione del fumetto biografico su Sergio Ramelli a Bologna.  Ora, alcuni di questi soggetti dovranno rispondere in tribunale dei loro comportamenti – anche se, come testimonia una recente inchiesta del quotidiano locale, il Resto del Carlino, a Bologna i procedimenti contro i “centri sociali” e i teppisti che li animano finiscono curiosamente sempre in un nulla di fatto, quando non vengono archiviati per prescrizione -, ma il Labàs può comunque cantare vittoria, essendo stato incredibilmente ammesso a un bando pubblico – che le opposizioni in Comune hanno criticato duramente, per come è apparso confezionato “a misura” – che ha permesso al collettivo di assicurarsi la gestione di uno spazio prestigioso all’interno della città vecchia. Insomma, ciò che per la Procura costituisce reato da perseguire, al contrario, per l’amministrazione comunale è titolo sufficiente per assicurarsi la gestione di beni pubblici.

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