Berlusconi: «Nessuna firma anti-inciucio. Tra alleati basta la stretta di mano»

Silvio Berlusconi fiuta l’odore della battaglia. E nell’ultimo giorno della legislatura che nelle intenzioni degli avversari ne avrebbe dovuto certificare il decesso politico attraverso l’applicazione retroattiva della legge Severino («andrebbe cancellata», ha detto) si gode la riconquistata centralità dettando la linea agli alleati del centrodestra ma senza tuttavia spezzare il filo del dialogo con i settori più moderati del governo nella consapevolezza che l’esito elettorale è oggi quanto mai incerto. L’occasione è l’intervista a Coffee Break, trasmissione di La7, in cui Berlusconi tocca tutti i temi sul tappeto in una sorta di confronto a distanza con il premier Gentiloni impegnato in parallelo nella tradizionale conferenza stampa di fine anno.

Vertice con Meloni e Salvini ai primi di gennaio

E proprio al premier il Cavaliere concede un’apertura di credito che di certo non passerà inosservata al Quirinale: «Gentiloni – ha infatti detto Berlusconi – continuerà ad essere presidente del Consiglio in questo delicato periodo. È una persona gentile e moderata, credo che saprà gestire questo periodo con avvedutezza». Il giudizio sulla persona, tuttavia, non è sovrapponibile a quello sul governo. Anzi, sul tema dell’immigrazione, il leader di Forza Italia giudica «assolutamente insufficiente»l’operato dell’esecutivo compreso l’attivismo del ministro Minniti: «Non è stato fatto nulla che faccia contare di più l’Italia in Europa», ha tagliato corto. E oggi, ha aggiunto, «la sicurezza in Italia» risente dell’assenza di strategia nell’azione di contrasto o di contenimento dell’emergenza migranti. Emergenza che a suo giudizio può essere affrontato solo attraverso un impegno planetario, un nuovo «Piano Marshall da 500 miliardi l’anno» frutto dell’accordo tra «Usa, Russia, Cina, Ue, Giappone, Paesi del petrolio», il cui obiettivo dev’essere l’aiuto «ai Paesi da dove partono i migranti».

Berlusconi sul M5S: «Ha parlamentari incapaci»

Sul fronte interno, la principale preoccupazione di Berlusconi è l’astensionismo: «Quando va a votare, come in Sicilia, meno del 50 per cento degli elettori – ha argomentato -, si mette in crisi la democrazia». È questa la conseguenza dei «5 colpi di Stato» e dei «300 cambi di casacca» che «hanno vanificato il voto degli italiani». Sul successo di Forza Italia («oggi è al 17 per cento, ma la porterò al 30») e sulla coesione del centrodestra Berlusconi non ha dubbi. Fissa alla prima settimana di gennaio l’incontro con Giorgia Meloni e Matteo Salvini e stronca sul nascere ogni polemica sulla cosiddetta clausola anti-inciucio che la leader di FdI e della Lega vorrebbero fargli sottoscrivere: «Non siamo concorrenti ma alleati, e tra alleati una stretta di mano vale di più di qualsiasi firma». la fine dell’intervista è dedicata ai Cinquestelle: «L’87 per cento dei parlamentari non ha mai lavorato, sono assolutamente impreparati e incapaci».