Bellomo, il magistrato che voleva le allieve in minigonna, indagato a Bari

Il procuratore aggiunto di Bari, Roberto Rossi, ha iscritto nel registro degli indagati Francesco Bellomo, magistrato residente nel capoluogo pugliese che si è paragonato ad Einstein, con l’accusa di estorsione. La Procura, inizialmente, aveva aperto un fascicolo senza ipotesi di reato. Secondo l’accusa, Bellomo avrebbe obbligato alcune sue studentesse della Scuola di formazione per magistrati a presentarsi ai corsi in minigonna, tacchi a spillo e avrebbe preteso che non fossero sposate. A far scattare l’inchiesta è stata la denuncia dal padre di una studentessa. Una sede della scuola di formazione ‘Diritto e Scienza’ di Bellomo ha sede anche a Bari, per questo la Procura pugliese ritiene di essere competente a indagare.

Il padre che ha denunciato è stato intervistato dal Corriere e ha preferito restare anonimo. Sua figlia, a quanto emerge dal racconto, ha avuto una relazione con Bellomo, anche se il padre sospetta che sia stata in qualche maniera costretta. Quando però la studentessa ha deciso di terminare la relazione, Bellomo avrebbe iniziato a perseguitarla, pubblicando dettagli intimi della loro relazione sulla rivista web che era accessibile a tutti gli studenti della scuola, sempre raccontati attraverso la bizzarra metafora dell’”agente superiore”.

Almeno otto studentesse hanno raccontato a giornali e magistrati cosa significassero in pratica queste istruzioni. Rosa Calvi, 28 anni, sempre al Corriere della Sera ha  raccontato che – dopo essere stata selezionata per ricevere la famosa borsa di studio – Bellomo la incontrò in privato: «Mi chiese subito della mia vita privata: quanti fidanzati avevo avuto e cosa facevano. E poi disse che se decidevo di accettare, avrei dovuto perdere cinque chili entro marzo. Poi mi guardò in viso e mi disse: “Hai le borse sotto gli occhi, con un paio di punturine risolviamo la situazione”». Pochi istanti dopo «provò a baciarmi. In un attimo mi sfiorò le labbra e io lo evitai. Rimasi pietrificata».