Basta: vedete fascismo ovunque. Non siete solo ridicoli. Siete irresponsabili

martedì 12 dicembre 18:08 - DI Annamaria Gravino
fascismo

Va bene, è corretto, le minacce e gli insulti sui social sono uno schifo. Non c’è dubbio. Ma pensare di farne il cavallo di battaglia di una intera campagna elettorale è altrettanto intollerabile. E lo è a maggior ragione se chi fa richiami alla responsabilità e al contrasto a ogni forma di odio è il primo a soffiare sul fuoco. Come altro si può classificare, se non come una campagna incendiaria, infatti, tutta questa cagnara intorno al presunto allarme fascismo che percorre l’Italia? È possibile che vi siano voci in buona fede in questo coro di grida forsennate, ma è davvero plausibile che chi fa politica attivamente e chi racconta il Paese per lavoro non si renda conto che basterebbe un po’ di buon senso per depotenziare gli eccessi di qualche isolato mentecatto?

Il caso Agorà e il ruolo dei media

La giornata di oggi offre due esempi di quanto ci sia un bisogno urgente di tornare all’uso di due strumenti che dovrebbero essere il minimo sindacale per chiunque abbia un ruolo pubblico: raziocinio e senso della misura. Il primo esempio è il caso Agorà: un programma del servizio pubblico ritiene di fare un collegamento dalla cappella di famiglia dei Mussolini, invitando un sindaco Pd e un esponente dell’Anpi; il taglio è chiaramente e spiccatamente antifascista; Alessandra Mussolini, che in quel luogo ha sepolti nonno, nonna, zii e padre, legittimamente, si risente e posta su Twitter un video in cui manifesta la sua indignazione. Bene, ci si aspetterebbe solidarietà verso questa donna che considera quel luogo sacro, oltre che privato (nel senso stretto: di proprietà della sua famiglia), e che ha vissuto quel servizio come una «provocazione» e una profanazione. Invece no, l’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, insieme alla Fnsi, il sindacato di tutti i giornalisti, ritiene di condannare il suo sfogo e di rimarcare «la necessità di rilanciare tutte le inchieste e i reportage che si occupano della riemersione del fascismo, e degli affari dei gruppi neofascisti». Ma che c’entra un collegamento da una cappella di famiglia, fosse anche la famiglia Mussolini, con una inchiesta o con un reportage? E si può considerare come inchiesta, per esempio, un sondaggio come quello di Repubblica dell’altro giorno, che titolava su una fantomatica paura degli italiani di un ritorno del fascismo, quando poi di questa paura nel sondaggio non c’era traccia? La stampa, anche ci fosse davvero il pericolo di una nuova marcia su Roma – una seria, però, non la pagliacciata di cui si è parlato nei mesi scorsi – comportandosi così starebbe davvero assolvendo a un compito di responsabilità sociale?

Tutto per agitare l’allarme fascismo

L’altro caso riguarda il sindaco di Pesaro Matteo Ricci. Matteo Renzi gli ha mandato la solidarietà perché «per aver espresso giudizi analoghi (condanne del fascismo) da qualche ora è costretto ad avere una protezione della Digos». Ma i fatti sono un po’ diversi: il sindaco di Pesaro ha ricevuto la scorta della Digos perché sui social qualche oscuro imbecille – lui ne ha denunciati due – gli ha augurato di morire. E perché questi due idioti lo hanno fatto? Non per le dichiarazioni di antifascismo, ma per una reazione ottusamente rabbiosa al fatto che il primo cittadino ha negato una sala comunale a un ragazzo in carrozzina che voleva presentare un libro con la sua storia di coraggio di fronte alla disabilità. Una circostanza che per il sindaco non ha valore se il ragazzo in questione è, anche, un militante di CasaPound. A polemica esplosa il sindaco ha ritenuto di giustificarsi dicendo che «chi discrimina non deve avere sale pubbliche» e che «il ragazzo che ha scritto il libro non c’entra nulla. È uno strumento, inconsapevole o meno ma strumento, di quelle brave persone che qualche giorno fa volevano rievocare la marcia su Roma. Anzi quel ragazzo in carrozzina dimostra la vigliaccheria di chi lo manda avanti». Ora, a parte che non risulta agli annali un tentativo di CasaPound di rievocare una marcia su Roma (semmai quella era Forza Nuova), davvero queste possono essere le parole di un politico responsabile, mosso dalla volontà di costruire un Paese quanto più libero, inclusivo, non discriminante possibile? Davvero esternazioni come queste sono un esempio di richiamo alla responsabilità? Davvero un sindaco che, implicitamente, sostiene che un ragazzo disabile non sa autodeterminarsi è più pensante dei due imbecilli che gli augurano di morire sui social? Soprattutto, a chi giova tutto questo? Cari della sinistra politica e istituzionale, come dimostrano i sondaggi, non giova neanche a voi. Pensateci.


                
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