Il banchiere Ponzellini condannato a 1 anno e 6 mesi per corruzione privata

L’ex-presidente di Banca Popolare di Milano, ora Bpm, Massimo Ponzellini, è stato condannato dai giudici della prima sezione penale di Milano a 1 anno e 6 mesi nel processo con al centro i presunti finanziamenti illeciti concessi dall’istituto tra il 2009 e il 2011. E’ caduta l’accusa principale di associazione per delinquere e il banchiere è stato condannato, assieme ad un altro imputato, per un solo capo di imputazione, un episodio di corruzione privata mentre Ponzellini è stato assolto dagli altri capi di accusa per pervenuta prescrizione – come nel caso dell’accusa di associazione per delinquere – o perché il fatto non sussiste..
Crolla, di fatto, l’impianto accusatorio proposto dal pm Mauro Clerici, subentrato al collega Roberto Pellicano, che aveva chiesto la condanna dell’ex-presidente della Popolare di Milano a 6 anni di carcere per l’ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione privata, appropriazione indebita e infedeltà patrimoniale. La sentenza è stata emessa dal collegio presieduto da Guido Salvini che ha prosciolto altri undici imputati e ha disposto il risarcimento a favore di Bpm, costituitasi parte civile, da liquidarsi in separato giudizio.

La pena inflitta a Ponzellini riguarda l’acquisto di quote del fondo Goethe da parte di Bpm in due diverse tranche per un valore complessivo di 15 milioni di euro, come emerge dal capo di imputazione. Un acquisto che sarebbe stato favorito dall’imprenditore Camillo Colella, condannato a 1 anno e 6 mesi per corruzione privata, il quale avrebbe versato a Ponzellini una somma non inferiore a 700mila euro, sempre a dire dell’accusa. Assolti tutti gli altri imputati, tra cui Antonio Cannalire, considerato il braccio destro dell’ex-presidente di Bpm.

Secondo la ricostruzione processuale dell’accusa, all’interno di Bpm sarebbe stata creata all’epoca una «struttura parallela e deviata verso interessi personali» che avrebbe erogato prestiti per oltre 230 milioni di euro anche a «soggetti segnalati da ambienti politici o imprenditoriali». In cambio dei prestiti, gli imputati avrebbero ricevuto mazzette per circa 2,4 milioni di euro. Nella sentenza di oggi non sembra esservi traccia della «insaziabile avidità» di Ponzellini o della «brutalità» con cui il suo braccio destro Cannalire «spadroneggiava sugli apicali della banca», tesi sostenute dall’accusa.
Per Ponzellini e Colella il reato per cui sono stati condannati si prescrive nel 2019. Le motivazioni del collegio, presieduto da Guido Salvini, saranno rese note tra 90 giorn.
«Ho sempre avuto fiducia nella giustizia e continuerò ad averla», reagisce Ponzellini alla sentenza.