Attentato di New York, i parenti di Ullah se la prendono con la polizia

Dicono di sentirsi «oltraggiati» dal comportamento della polizia di New York e chiedono alla giustizia di «trovare la verità che si nasconde dietro l’attacco». I familiari di Akayed Ullah, il 27enne del Bangladesh arrestato per l’attentato di Manhattan non hanno gradito il modo in cui le forze di sicurezza li hanno trattati nel corso delle indagini seguite all’esplosione della bomba.

La polizia di New York accusata di brutalità

È stato il direttore legale del Consiglio di New York per le relazioni islamiche, Albert Fox Cahn, a riferire che i parenti di Ullah sono «affranti per la violenza che ha colpito la nostra città e per le accuse rivolte ad un membro della nostra famiglia», ma anche che, come scritto dal New York Post, si sentono «oltraggiati dal comportamento degli uomini delle forze dell’ordine che hanno tenuto bambini di anche soli 4 anni fuori al freddo e trascinato un teenager fuori dalla sua classe per interrogarlo senza la presenza di un legale o dei suoi genitori».

I parenti di Ullah chiedono di conoscere «la verità»

«Questo non è il tipo di azione che ci attendiamo dal nostro sistema legale», si legge ancora nella dichiarazione della famiglia dell’attentatore, che alle forze di polizia ha dichiarato di aver agito ispirato dall’Isis e per vendicare i palestinesi. Secondo i parenti di Ullah, però, bisogna ancora capire quale sia «la verità che si nasconde dietro questo attacco»: «Abbiamo piena fiducia – hanno detto – nel fatto che la nostra giustizia trovi la verità che si nasconde dietro questo attacco e che alla fine saremo in grado di sapere cosa è accaduto».