Banche, l’opposizione prepara una relazione per inchiodare il Pd e Maria Elena

L’accordo, per il momento, ancora non c’è. Ma si sta lavorando in questo senso, in Commissione parlamentare Banche, ad un documento, a una relazione finale che potrebbe essere condivisa. Almeno per quel che riguarda quello che dovrà essere il futuro relativamente alla tutela dei risparmiatori, ad eventuali norme anti porte girevoli e contro i conflitti di interessi oltre all’ipotesi dell’istituzione di una Procura nazionale sui reati finanziari. Dal 3 gennaio si torna al lavoro nell’organismo bicamerale d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. E l’ipotesi è di arrivare a una relazione da presentare al Parlamento non oltre il 27 gennaio.

«Il clima è stato positivo. Speriamo in bene, perché credo che davanti a tanti risparmiatori in condizioni di difficoltà, avere un documento che abbia almeno un impianto di soluzione, di proposte unitarie, è positivo… vediamo se ci riusciamo», ha detto il presidente della Commissione di inchiesta sulle banche Pier Ferdinando Casini al termine della riunione dell’ufficio di presidenza che ha definito le modalità di lavoro in vista del documento conclusivo.

Messo a guardia da Renzi sulla Commissione che indaga sul sistema banche e su tutto ciò che ne consegue per impedire che si arrivi a mettere all’angolo il Pd e la prezzemolina Elena Maria Boschi – in particolare sui dossier più scottanti per il Pd – quello Banca Etruria e quello MpsCasini ha avuto non poca difficoltà nelle ultime settimane a governare l’organismo di inchiesta e la pax politica interna messa a dura prova dalle rivelazioni sull’inaccettabile attivismo di Maria Elena Boschi che, si è scoperto, andava in giro, negli anni scorsi, a destra e a manca, questuando, senza, peraltro, averne né la facoltà istituzionale né autorizzazione alcuna, un aiuto per la banca del babbo.

Ed è questo il punto dolente. Perché se anche si arrivasse a una Relazione condivisa per quel che riguarda le norme e i paletti futuri, è il passato, imbarazzante per il Pd, che impedisce un accordo nella sua globalità, onnicomprensivo, quindi, anche di quello che è stato. Il quale accordo, se mai arrivasse, cosa impossibile, significherebbe ficcare la polvere sotto il tappeto. E, in definitiva, insabbiare tutto ciò che di imbarazzante è emerso dalle varie audizioni di Padoan, per esempio, come anche di Visco e di Ghizzoni.

«Stiamo lavorando a una nostra relazione», ammette il senatore Andrea Augello, cioè colui che, con le sue domande sull’iperattivismo della Boschi, ha costretto Padoan, Visco e Ghizzoni a svelare le magagne bancarie del Pd e di Maria Elena, oltre a mettere a dura prova i nervi di Casini.

L’ufficio di presidenza della Commissione si rivedrà tra l’8 e il 13 gennaio. In quella sede verrà proposta una bozza di relazione firmata da Casini, secondo quanto previsto dalla legge istitutiva, a sostanziale riepilogo del lavoro svolto. Ma, per il resto, si affilano le armi. Le intenzioni del Pd sono quelle di proteggere, a tutti i costi, la verginità istituzionale di Maria Elena. Ma oramai è una pia illusione.