Zimbabwe, militari, partito e piazza insistono: dimettiti. Ma Mugabe non molla

Zimbabwe, dal giorno del golpe militare di mercoledì, il nodo da sciogliere è quello delle dimissioni di Mugabe, deposto, ma che non molla. Nonostante tutto. Nonostante il colpo di Stato dei leader militari che hanno creato un’asse di forza strategica con il vicepresidente in carica Emmerson Mnangagwa, già candidato alle presidenziali 2018 ed eletto leader dello Zanu-Pf. Nonostante l’estromissione del presidente 93enne dal partito di governo, l’isolamento internazionale intorno alla vicenda e l’ostracizzazione sentenziata da elettori e detrattori tutti, compatti sulla defenestrazione del leader saldo al potere per 37 anni, fino a mercoledì scorso.

Il vicepresidente Mnangagwa: «Mugabe dimettiti»

Intanto, Emmerson Mnangagwa – vicepresidente dello Zimbabwe allontanato il 6 novembre scorso dal Paese dal capo dello Stato Robert Mugabe dietro insistenza della first lady Grace, che aspirava a succedere al 93enne marito – è in contatto con il presidente e si appresta a fare presto rientro a Harare. A dichiararlo è stato lo stesso Mnangagwa, in una dichiarazione diramata oggi, nella quale invita il suo ex alleato a dimettersi. «Invito il presidente Mugabe a tenere conto degli appelli lanciati dal popolo a favore di sue dimissioni in modo che il paese possa procedere e preservare l’eredità del presidente»,è tornato a ripetere ancora una volta il vice di Mugabe che, da parte sua invece, continua ostinatamente a rifiutarsi di farsi da parte malgrado la presa di potere da parte dell’esercito e le pressioni che questo esercita su di lui, le manifestazioni di piazza, la presa di distanza del partito. Oggi il parlamento avvierà una procedura di impeachment nei suoi confronti. «Posso confermare – ha quindi reso noto oggi l’ex vicepresidente a conclusione del suo intervento sulla vicenda – che Mugabe mi ha invitato a rientrare nel paese per una discussione sugli eventi politici in corso. Gli ho risposto che non rientrerò fino a quando non sarò soddisfatto delle condizioni della mia personale sicurezza».