Violenza sulle donne, la denuncia dell’Ugl: mancano ancora i fondi 2013-2014

La ferita sociale della violenza sulle donne, è una piaga perennemente aperta e continuamente sanguinante. La cronaca lo denuncia con uan costanza inarrestabile, a cui si aggiungono mancanze strutturali e deficiti economici che non fanno che infierire ulteriormente sullo stesso dolore. E allora, a tre anni dalla firma della Convenzione da parte del Governo Italiano, i finanziamenti stanziati per le annualità 2013 e 2014 non risultano essere ancora del tutto operativi sui territori; in base ai crono-programmi comunicati dalle Regioni al Dipartimento Pari Opportunità, molte delle progettazioni approvate non hanno ancora trovato attuazione: la denuncia dell’Ugl

Violenza sulle donne, la denuncia dell’Ugl

Dunque, la denuncia sulla ripartizione dei fondi da parte del Governo per i servizi antiviolenza, Cav e Cr, arriva da uno studio Ugl sulla violenza di genere dal titolo Senza Parole, presentato oggi. «La ripartizione dei fondi è stata fatta, per una parte, a supporto del finanziamento degli interventi regionali già operativi, e la restante parte sul numero dei Cav (Centri Antiviolenza) e Cr (Case Rifugio) presenti sul territorio (dati forniti da ciascuna Regione e Province autonome) con una stima complessiva di un centro antiviolenza per ogni 400.000 abitanti, senza far differenza tra i Centri e le Case che hanno una funzione completamente diversa», spiega in una nota l’Ugl, che poi prosegue: «Non solo. Il numero minimo identificato delle strutture considerate necessarie sui territori per far fronte al problema della violenza di genere è insufficiente», denuncia ancora l’organizzazione sindacale, per il quale il numero ideale sarebbe di «un centro anti-violenza ogni 10.000 persone, e di un centro d’accoglienza o casa rifugio ogni 50.000 abitanti».

Violenza di genere, Ugl: strutture e fondi inadeguati

Il riparto delle risorse condotto secondo criterio puramente matematico, per cui le risorse vengono aumentate se aumentano i centri antiviolenza presenti, finisce per penalizzare sopratutto il Sud d’Italia che negli anni 2010-2014 ha manifestato il più alto rischio di femminicidi. Nella ripartizione, inoltre, conclude il rapporto, «non si è tenuto conto del livello di crisi, pre-dissesto e dissesto, dei Comuni sulle cui spalle ricadono gli oneri dei servizi per la prevenzione della violenza di genere ma anche, nella maggior parte dei casi, degli oneri derivanti al sostentamento della permanenza delle donne in pericolo di vita nelle Case Rifugio». Infine, quanto alla difficoltà circa la rilevazione dei dati, l’approccio alle politiche territoriali di prevenzione e riparatrici, e non ultima la giurisdizione rispetto alle casistiche di maltrattamenti, discriminazioni e crimini sessuali, l’Ugl sollecita una rivisitazione «degli attuali organismi di Parità e Pari Opportunità, a vantaggio di un organismo collegiale ed indipendente per gli interventi in materia di tutela dei diritti umani e contrasto delle discriminazioni, comprese le discriminazioni multiple e sui luoghi di lavoro».