Vaccini, cade l’obbligo di presentare i certificati. Ma c’è chi resta escluso

Cambia la normativa sui vaccini obbligatori per frequentare la scuola: le famiglie non dovranno più fornire la prova dell’avvenuta vaccinazione, perché dal prossimo anno scolastico gli istituti dialogheranno direttamente con le Asl. Una procedura diversa, dunque, che non mette comunque in discussione l’obbligatorietà dello “scudo” vaccinale per le malattie indicate dalla legge: poliomielite, tetano, difterite, epatite B, Haemophilus influenzae B, pertosse, morbillo, parotite, rosolia e varicella.

Sui vaccini le scuole dialogheranno con le Asl

La novità è stata introdotta con un emendamento al decreto fiscale collegato alla manovra, approvato in commissione Bilancio al Senato. Lo scopo è semplificare la vita delle famiglie, che quest’anno si sono trovate alle prese con la necessità di produrre la documentazione delle avvenute vaccinazioni o una autocertificazione che la sostituisse. Ora “l’onere della prova” passa in carico alle scuole e alle Asl: le prime invieranno l’elenco degli iscritti alle seconde e le seconde comunicheranno i nomi di chi non è in regola. A quel punto il pallino tornerà nelle mani degli istituti, che dovranno a loro volta mettersi in contatto con le famiglie.

Ma vale solo per le Regioni con anagrafi vaccinali

Non si tratta di una norma inattesa: le polemiche e i disguidi dell’inizio di quest’anno avevano già suggerito la necessità di una modifica, inoltre il nuovo meccanismo era già previsto, ma sarebbe dovuto arrivare nei prossimi anni. Dunque, l’emendamento in realtà non fa altro che anticipare i tempi, introducendo la semplificazione già per l’anno scolastico 2018-20019, le cui iscrizioni inizieranno a partire dal 16 gennaio. Allo stato attuale, però, non tutte le Regioni sono in grado di rispondere a questa procedura, passata al vaglio del Garante della Privacy. L’emendamento, infatti, lo prevede per «le sole regioni e province autonome presso le quali sono state già istituite anagrafi vaccinali». Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana e Lazio sono fra queste, le altre dovranno organizzarsi.