Un film su Jan Potocki, lo scrittore che si uccise con una fragola d’argento

“L’opera di Jan Potocki è immensa e ambiziosa. Non è stato compreso dai suoi contemporanei e questo l’ha portato prima alla depressione e poi al suicidio”, così il regista Alberto Rondalli parla del suo nuovo fim liberamente tratto dal celebre Manoscritto trovato a Saragozza (1805) dello scrittore polacco. Un romanzo dotato di una complessa struttura narrativa, costituita da storie concatenate una dentro l’altra in una maniera che può vagamente ricordare Le mille e una notte e il Decameron. Il film si intitola Agadah che significa raccontare: “Una parola che ingloba le varie forme di narrazione, quelle filosofiche, ma anche gotiche e erotiche. È un termine cabalistico che si può tradurre con narrare nelle sue varie accezioni”, dice il regista che ha diretto questa storia ambientata in una realtà popolata da briganti, zingari, forche, cabalisti e fantasmi. “Nel romanzo ci sono sessantasei giornate nelle quali si intersecano centinaia di personaggi. Il film ovviamente per necessità poteva farne un piccolo sunto quindi sono raccontati solo dieci giorni. È una piccola riduzione del romanzo”, dice Rondalli. Sullo scritto di Potocki il regista afferma che “si è servito del racconto gotico, dell’esoterismo e della filosofia per poi distaccarsene. Infatti scopriamo che il personaggio del cabalista poi in realtà non lo è. Era un uomo di una cultura incredibile, conosceva moltissime lingue. Quasi tutti i personaggi della sua opera in realtà sono una trasfigurazione di Potocki stesso”. Lo scrittore di ascendenza nobile durante la sua vita viaggiò moltissimo e proprio le sue conoscenze gli servirono per scrivere la sua opera più importante, il Manoscritto trovato a Saragozza per l’appunto. Nel 1812 in preda alla depressione staccò una fragola d’argento che adornava una sua teiera e limandola giorno dopo giorno ne fece una sfera, quando raggiunse le dimensioni adatte la utilizzò come pallottola per suicidarsi. Non ho letto il libro di Potocki e non conoscevo neanche la cabala. Mi ha colpito la sceneggiatura perché è un viaggio onirico meraviglioso che mi ha portato dentro la follia dell’essere umano, dice Alessio Boni che nel film interpreta un cabalista ebreo. Protagonista e voce narrante del film è Nahuel Pérez Biscayart nel ruolo di Alfonso di van Worden, giovane ufficiale Vallone al servizio di Re Carlo che ha ricevuto l’ordine di raggiungere il suo reggimento a Napoli nel più breve tempo possibile. Nel cast ci sono anche Jordi Molla, Alessandro Haber, Caterina Murino, Umberto Orsini, Valentina Cervi, Federica Rosellini, Pilar Lòpez de Ayala, Marco Foschi.