Molestie-gate, Trump ai giornalisti: “Sapete, non guardo troppa tv…”

Donald Trump ha preferito non rispondere ai giornalisti che lo accompagnano nella missione in Asia che gli hanno chiesto se ritiene che Roy Moore debba rinunciare alla candidatura al Senato dopo essere stato accusato di aver molestato minorenni negli anni ’70. “Sono qui con voi, quindi non ho seguito molto la vicenda, e, che mi crediate o no, anche quando sono a Washington o New York non guardo molto la televisione, anche se so quello che dicono”, ha infatti detto il presidente. “Io non guardo molta televisione, soprattutto perché leggo documenti, moltissimi. E leggo molte altre cose”, ha rivendicato invece Trump che poi è tornato sulla vicenda del 70enne giudice ultraconservatore dell’ex giudice della Corte Suprema dell’Alabama. “Ho diffuso ieri una dichiarazione in cui esprimo la convinzione che farà la cosa giusta”, ha detto riferendosi alle parole della portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, riguardo il fatto che Moore farà un passo indietro se le accuse si riveleranno fondate. La stessa portavoce il mese scorso ha affermato che 16 donne che lo scorso anno avevano accusato Trump di molestie hanno tutte mentito. Le parole di Trump ricalcano quelle della leadership repubblicana, anche se nel partito cresce di ora in ora la preoccupazione per la vicenda e le pressioni affinché Moore, che si è dichiarato completamente estraneo alle accuse “false e politicamente motivate” fatte dalle quattro donne intervistate nei giorni scorsi dal Washington Post, rinunci alla candidatura. Il controverso giudice anti-gay ha ottenuto la candidatura al seggio lasciato dal ministro della Giustizia Jeff Sessions soprattutto grazie al sostegno ed alla macchina elettorale di Steve Bannon, l’ex stratega della vittoria di Trump e della Casa Bianca, che gli ha permesso di battere alle primarie il candidato sostenuto dall’establishment repubblicano. E sono cominciate ad arrivare le prime prese di distanze ufficiali da Moore: i due senatori repubblicani Mike Lee e Steve Daines hanno infatti ritirato il loro endorsement al candidato repubblicano, “una volta le descrizioni dettagliate delle vicende e le risposte del giudice Moore e della sua campagna”. L’accusa più pesante rivolta a Moore nell’articolo del Post è quella di una donna che racconta di aver avuto, quando aveva 14 anni, contatti sessuali con Moore che all’epoca aveva 32 anni.