Tricolore sostituito con la bandiera gay nel sussidiario per migranti

Volevano come al solito sostituire la bandiera italiana, il Tricolore, con una foto più “progressista” ad uso e consumo di un sussidiario per migranti adulti. Ma si sono sbagliati, anziché mettere in copertina la bandiera pacifista, hanno scambiato l’ordine dei colori: per cui il risultato è che il sussidiario per i corsi di italiano saranno all’insergna della bandiera di gay, lesbiche e trans. Si tratta di un corso di italiano per «studenti migranti» adatto «ai corsi dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA). Ne dà notizia Giordano Bruno Guerri sul Giornale.

Tricolore bandito nel sussidiario

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. “Adesso immaginate la faccia del migrante nel vedere la copertina, ovvero niente meno che i colori della bandiera del movimento LGBT, cioè Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender, più nota come bandiera gay”, scrive Guerri. “Nel caso migliore il povero migrante penserà di essere capitato in mezzo a un popolo ben strano; nel peggiore che allora è vero da noi ci si può lietamente dedicare al saccheggio sessuale”. Il Paese del tutto è lecito, delle scorribande di sesso libero. Guerri che certamente non è uno che fa prediche moraliste e non è uso alla retorica patriottarda, si arrabbia, però,  di fronte a questa che lui definisce una “sciatteria”. “Ignoranza e sciatteria incombono anche fra editori e grafici: è evidente che chi ha pubblicato il volume ha confuso la bandiera dell’orgoglio LGBT con quella della pace, che ha un colore in più, e in senso inverso”, spiega.

“Il triste trionfo del politicamente corretto”

Altro discorso è capire “quanti e quali Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti hanno adottato il volume: i CPIA dipendono infatti dal ministero dell’Istruzione (e dell’Università! e della Ricerca!) e sono finanziati con i soldi nostri, che non dovrebbero venire distribuiti a editori zotici”. E poi, ultima considerazione ma non per questa di minore importanza: ” A tutti viene in mente che, per un corso di italiano, si debba fare riferimento all’Italia, ovvero alla nostra bandiera. Badate, non sono fra quelli cui luccicano gli occhi vedendo il tricolore…”, chiarisce Guerri, a cui non sfugge certo il succo del discorso. “E però, in questo caso, la scelta della bandiera della pace o addirittura LGBT al posto di quella italiana, sta a indicare il ruffiano trionfo di un politicamente corretto a priori, inghiottito e deiettato con la stessa modesta e triste furbizia”.