Totti parla del suo addio al calcio: «E’ stato un dolore, ho cambiato vita»

Come cambia la vita. Francesco Totti rilascia la prima lunga intervista da dirigente giallorosso al Corriere della Sera , dopo esserne stato la bandiera sportiva, il fuoriclasse assoluto. Cosa cambia dal campo alla scrivania? «Tutto. La vita, la testa, il fisico. Ero abituato a fare sempre le stesse cose: sveglia presto, colazione, allenamento. Come una macchina. Adesso devo programmare la giornata. L’impatto non è stato semplice. Ho chiesto alla società se potevo ricaricare le batterie per un po’. Avevo voglia di dare un taglio, liberare la testa, godermi i miei figli. Me lo hanno concesso e li ringrazio, così ho potuto cominciare con il piede giusto il nuovo percorso. Sono rimasto nel calcio, che per me è la vita. È tutto». Parole di cuore e di testa per l’ex Capitano, che non fa mancare la sua ironia, come sempre.

Totti, il dirigente, il padre

Cosa può dare, da dirigente, chi non ha mai studiato da dirigente?, gli chiedono Valdiserri e Dallera.«Sono stato calciatore e conosco tutte le dinamiche. So come trattare un giocatore. Dentro lo spogliatoio può starci davvero solo chi ne conosce le parole, gli sguardi, i momenti giusti. Ho questa fortuna rispetto ad altri dirigenti, ho vissuto le dinamiche dello spogliatoio. Ci vado ogni giorno, come prima. Solo che adesso non mi spoglio».
Quanto pesano una giacca e una cravatta? «All’inizio parlavo da solo, come un matto: sono infortunato, sono squalificato, adesso rientro. Però adesso mi sono abituato». L’amore, sempre e soltanto amore per la maglia: «Ho ricevuto proposte per andare negli Emirati o negli Stati Uniti. Mi avrebbero ricoperto di soldi, ma avrei rovinato 25 anni d’amore. Poteva essere un’esperienza, non ero ben visto dall’allenatore in quel contesto. Però anche questa volta ho scelto la Roma», risponde.

“Alla Federcalcio vorrei…”

Un ottimo papà. Suo figlio Cristian ha 12 anni e gioca. Che padre calcistico è Francesco Totti?, gli chiedono: «Un padre modello. Gli insegno quello che mi hanno insegnato i miei genitori: rispetto, educazione. Certo, ha questo cognome pesante. Gioca e la gente spera che io vada a vederlo. Lo lascio fare, non gli dico niente. Tra 3 o 4 anni vedrò di che stoffa è fatto veramente». La situazione della Federcalcio: da chi si dovrebbe ripartire? «Da Damiano Tommasi. Primo perché è amico mio e secondo perché è competente. Una bella figura: giovane, trasparente, pulito. Se vai all’estero con lui fai bella figura». Facciamo anche il c.t.? «A questo punto, Montella. Rifaccio la Roma dello scudetto». Il suo amico Buffon deve continuare a giocare o smettere? «A 39 anni puoi giocare meglio che a 22, è questione di testa. Ma in Italia ragioniamo con la carta d’identità. Buffon, quando para, non ha 39 anni».