Tassa rifiuti, gli italiani truffati dai Comuni. Come chiedere i rimborsi

Negli ultimi cinque anni  gli italiani hanno pagato l’imposta sui rifiuti “gonfiata”. Alcuni calcoli errati hanno, infatti, fatto aumentare l’importo della Tari. Nell’elenco dei Comuni che sarebbero scivolati sulla Tari – elenco fatto dal Sole 24Ore spulciando le delibere Tari – ci sono Milano, Genova, Ancona, Napoli, Rimini, Andria, Siracusa, Catanzaro e Cagliari (ma il Comune ha smentito). In regola invece Aosta, Torino, Trieste, Bologna, Firenze, Perugia, Roma, Campobasso, Bari, Potenza e Palermo. A confermare il caso è stato il sottosegretario all’Economia Pier Carlo Baretta. Come riporta Repubblica di fatto i contribuenti hanno pagato una doppia tassa. Oltre alla quota fissa che è legata ai metri quadri dell’appartamento c’è anche una quota variabile che è legata al numero di inquilini che viene moltiplicata per il numero di pertinenze. La quota viene moltiplicata per casa, cantina e garage. In realtà, la quota variabile dovrebbe essere pagata solo una volta e non ben tre volte. Da qui la batosta per le famiglie. Secondo l’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni, si tratta di «un episodio marginale». E Guido Castelli, delegato per la finanza locale ha annunciato l’ invio di una nota alle amministrazioni locali con tutti i dettagli.

Tari, le associazioni dei consumatori sul piede di guerra

Ma le associazioni dei consumatori sono di avviso diverso. Come difendersi? Come spiega a Repubblica, Antonio Damascelli di Uncat i passi da fare sono questi: «I contribuenti possono impugnare l’avviso di accertamento del tributo, notificato loro dal Comune, presentando ricorso alla Commissione tributaria provinciale, in cui denunciano la cattiva applicazione della normativa», spiega il legale. «Il ricorso va effettuato entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso. Non è sempre facile capire se la tariffa è stata applicata nel modo giusto. Dunque, si può procedere con una richiesta al Comune di accesso agli atti amministrativi (come previsto dalla L.241/90). In questo modo si potrà consultare il proprio fascicolo e verificare i criteri adottati per il calcolo del tributo. Un’altra strada, sarebbe inoltre impugnare dinanzi al Tar l’intero regolamento comunale relativo alla Tari. I Comuni, dal canto loro, potrebbero già da ora correre ai ripari modificando in autotutela i propri regolamenti se risultano illegittimi, e le proprie tariffe». Non resta che armarsi di pazienza e controllare gli importi per poi muoversi di conseguenza.