Spiaggia fascista a Chioggia, accuse archiviate: “È libertà di pensiero”

Le accuse contro la spiaggia fascista in provincia di Chioggia? Si sono rivelate una tempesta in un bicchiere d’acqua. Il gip per le indagini preliminari Roberta Marchiori, accogliendo la richiesta della Procura di Venezia, ha infatti firmato il decreto di archiviazione delle accuse di apologia del fascismo per Gianni Scarpa, l’ormai ex gestore dello stabilimento balneare di Punta Canna, a Sottomarina.

Il gip: “Elogio fascista? Non è reato”

La vicenda aveva tenuto banca sui siti l’estate scorsa per le immagini esposte di Benito Mussolini e le scritte inneggianti al Ventennio. Per la Procura, le scelte di Scarpa vanno ricondotte nell’ambito della libertà di pensiero garantita dalla Costituzione.

La spiaggia fascista segnalata da Repubblica

A segnalare la spiaggia, un servizio del quotidiano Repubblica. Nella cronaca indignata del cronista del quotidiano diretto fondato da Eugenio Scalfari si citavano i cartelli: «”Regole: ordine, pulizia, disciplina, severità”; “difendere la proprietà sparando a vista ad altezza d’uomo, se non ti piace me ne frego!”; “servizio solo per i clienti… altrimenti manganello sui denti”. Poi – prima della frase di Ezra Pound (“Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui”) – un’insegna indica i servizi igienici: “Questi sono i gabinetti per lui, per lei, per lesbiche e gay”». Cartelli che avevano addirittura fatto scomodare la Digos.

Il gestore: “Sono fascista, amo ordine e disciplina”

Nel frattempo, travolto dalle polemiche, l’ex gestore, Scarpa, è rimasto a spasso. «Ma le richieste di lavoro, a 65 anni, non mi mancano. Ho tre proposte, qui a Sottomarina (non faccio i nomi sennò danno dei fascisti anche a loro), e mi hanno cercato anche dalla Romagna, ho visitato degli stabilimenti molto belli a Rimini. Se accetterò? Mai dire mai». Scarpa ha ringraziato la Procura di Venezia per la richiesta di archiviazione, «ci hanno visto giusto». I clienti, però, avevano sempre difeso il gestore, che da parte sua ammetteva tranquillamente: «Io sono fascista, amo l’ordine e la disciplina anche in spiaggia».